Più che una montagna, una collinetta. La recensione di EVEREST.

“Mettiamo subito in chiaro le cose Baltasar. Abbiano una storia semplice, quelle  storie di soppravvivenza e sofferenza che piacciono tanto al pubblico. Un paio di nomi grossi che ti portano gente in sala. Una vagonata di soldi da spendere in promozione. Facciamo che ti diamo anche l’apertura di Venezia, ma tu non ci fare cazzate ok? Attieniti al copione e niente colpi di genio. Niente genialate alla Josh Trank ok?”

La storia di Josh Trank, e di quello che è successo durante la realizzazione di Fantastic 4, ha ormai scavallato lo status di barzelletta, entrando di diritto nelle Bellissime Storie Di Cinema. Per quei due o tre sciroppati che non sanno quello che è successo, urge breve riassuntino. Il nostro Josh un giorno si sveglia e e decide, molto eroicamente, di sfogarsi su twitter incolpando la 20th Century Fox per il clamoroso flop del suo film. Più veloce della Donna Invisibile, il twett scompare, ma apriti cielo è l’inizio della fine. I produttori lo accusano di aver consegnato un film incompleto che loro hanno aggiustato in qualche modo, mettendolo insieme come fosse un Ravensburger, ma senza foto sullo scatolo. Da lì in poi è uno scambio di accuse reciproche che sfociano nell’assurdo più totale, tipo che il caro Josh si era fatto costruire una tenda nel bel mezzo del set per isolarsi. Giuro.

Uno sguardo di genio
Lo percepisci quello che chiamano talento?

Non tutti i registi sono dei folli che hanno la malattia del Genio Indiscusso , qualcuno è come Baltasar Kormákur. Everest non è un brutto film, ma neanche bello. Everest è un film, e basta. Inizio. Sviluppo. Fine. Punto. Un film che fa comodo a tutti. Agli studios che portano a casa i soldi, agli sceggiatori che hanno trovato la storia fatta, agli attori e a Baltasar che si pigliano la paghetta, col minimo sforzo. Sono due ora che scivolano via senza pensieri, solo che alla fine ti trovi a  chiederti Ma come, tutto qua? 

The Walking Dead
The Walking Dead

Non c’è nulla di veramente eclatante che possa inserire Everest nel genere Grandi Film Sulla Montagna. Non una sequenza, non un dialogo che esca dai binari e dimostri un po’ aggressività. Everest dovrebbe raccontare una storia di sopravvivenza e coraggio, ma è un film che sopravvive con poco coraggio. Tutto semplicemente succede, senza un grande trasporto, senza empatia verso gli attori. Si parte da un punto e si arriva ad un altro, senza mai concentrarsi su un personaggio o una motivazione. Da metà film in poi, tutti si mettono ad urlare nomi, a piangere e a coprirsi il volto per il freddo, così ti incasini e non capisci più nulla. Poi finisce che finisce. Carrellata di foto verità che è un po’ lavarsene le mani. Mica colpa mia se il film non funziona, è una storia vera.

Lui semplicemente c'è, poi non c'è più
Lui semplicemente c’è, poi non c’è più

Peccato perchè c’erano diversi spunti interessanti, personalmente avresti focalizzato l’attenzione sul personaggio di Doug. La sua contrapposizione ai ricconi svogliati che scalano per sfizio, poteva essere una buona svolta. Purtroppo non hai gli agganci giusti, o un nome abbastanza strano per lavorare ad Hollywood.

2 e mezzo

2 ventilatori e mezzo su 5 per Everest. Un film che si lascia vedere, ma per cui forse non vale la pena spendere 8 euro. Anzi, forse li vale. Solo per lui.

Lui è Capt Vijay Lama, il vero eroe del film
Lui è Capt Vijay Lama, il vero eroe del film

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