Grazie

Stamattina ti sei svegliato con una strana sensazione dentro, tipo quel misto di malinconia e disagio che ti lasciano certi brutti sogni fatti la notte prima, figli di indigestioni di cibo e troppi amari. Perché diciamoci la verità, non ha i più il fisico. Così, con quella strana sensazione sempre aggrappata alla schiena, hai fatto comunque la pipì, ti sei bevuto il tuo latte col Nesquik e sei andato a lavoro. E mentre il mondo girava sempre con il solito ritmo, dentro di te quella strana sensazione di disagio era sempre lì. aggrappata come un Gremlins sulla schiena.

A dire il vero è da ieri mattina che ti senti così, ma hai comunque pranzato, ti sei bevuto il caffè e ti sei seduto sul divano. Fino alla sera prima eri lanciato a 300 km orari sull’onda dell’entusiasmo. Ti sentivi seduto sulla M1 numero 46 a urlare Daje cazzo! e come tutti ti vedevi già in ginocchio grondante lacrime di gioia a consacrare il capolavoro del Dottore. L’ennesimo. Invece no, non è andata così. Ti è stato tutto chiaro durante il warm-up. L’entusiasmo del tifoso si è affievolito davanti alla reale consistenza dell’impresa che era richiesta. Non ci avevi pensato, non ci hai voluto pensare fino a domenica. Perché? Perché anche il primo anno in Yamaha chi l’avrebbe mai detto, perché una stagione come quella di quest’anno chi l’avrebbe mai detto. E ci speravi in un altro fulminante chi l’avrebbe mai detto.

Un po’ come quelle serie che ti tengono col fiato sospeso per 17 lunghissi episodi, poi proprio al penultimo succede il colpo di scena. Dentro di te sai come andrà a finire, perché si. Perché certe cose vanno così. Però ci speri. Speri in un finale diverso, in qualcosa di straordinario che non ti lasci l’amaro in bocca. Quel gusto un po’ stantio a cui si fa sempre fatica ad abituarsi, nonostante l’età. Maledetta delusione. Lo sapevi dentro di te che arrivare più in là del quarto posto, era praticamente impossibile. Lo dicevano i numeri e a quelli purtroppo non si scappa. Speravi nel terzo incomodo, speravi in una lotta in testa, speravi anche in qualche meccanico che sabotasse la moto di Lorenzo. Ad un certo punto sei arrivato perfino a sperare in Pedrosa, allora ti sei reso conto che avevi finito le speranze.

Dispiace e delude tutto questo. Delude e fa arrabbiare il fatto che tutto sembri un litigio tra compagni di classe. Dove il compagno stronzo dice alla maestra che tu non hai fatto i compiti, e ti prendi una nota. Solo perché la maestra ha letto il tuo tema alla classe e non il suo. Solo perché di base, li stai sulle palle. E allora piuttosto faccio vincere l’altro, ma non per patriottismo, o per complicità di squadra, ma solo perché ce l’ho con te.  Dispiace anche per come ne esce Lorenzo, che certo non è mai stato quello che in compagnia faceva le battute sceme, ma è un gran pilota. Il suo assecondare questa faida, con le dichiarazioni e le prese di posizione, lo riduce ai tuoi occhi ad un campioncino. Se da vero pilota se ne stava da parte e lasciava i due a scannarsi per l’osso, forse ieri avresti un po’ goduto per lui. Invece no, ti sei tenuto quel brutto gusto in bocca.

Se c’è una cosa che ti ha insegnato da Spider-man è che a renderlo un super eroe, non sono i suoi super poteri, ma le sue sconfitte. Sono storie come queste che rendono immortali certi personaggi, che li fanno entrare nell’immaginario collettivo e li rendono vanto per un Paese. Dopo ieri, dopo tutto quello che è successo, a Valentino si perdona tutto. Più di così era impossibile fare, il resto era già stato fatto durante le gare precedenti. Quelle che ti hanno fatto sgolare ed esultare. Ancora qui, dopo anni e anni, a tifare quel pazzo di Tavulia. Quel ragazzino di 37 anni che non la smette di sorprenderti. Ma le parole non servono più a niente. I discorsi lasciano il tempo che trovano. Resta quel numero 46 che sfila verso il paddock accolto da una folla che lo applaude. Resta la sua mano alta a ringraziare la sua gente. Restano i vincitori e i vinti. E poi c’è Valentino Rossi, lui è al di sopra di tutti. E di tutto. Come sempre.

Grazie.

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