Che fine hanno fatto i super eroi buoni? – HUCK #1

Come sempre sta tutto lì. Una domanda semplice che di conseguenza porta ad una risposta semplice. Come quando ti chiamavano fuori alla lavagna ed era palese che non sapevi niente. Ma Lei ha studiato? allora o ti arrovellavi in complesse soluzioni linguistiche fatte di mugugni e frasi tronche a metà, o assumevi la classica posa alla Bart Simpson colto in fallo. Con tanto di grattatina di braccio e testa china. Dicevi, le risposte semplici sono le migliori, ma allora che fine hanno fatto i super eroi buoni?

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Corri ragazzo laggiù…papararà

Questa domanda se l’è fatta anche Mark Millar. Ora, non dovresti nemmeno metterti qui a spiegare CHI è Mark Millar e perché tu lo adori e infatti non lo farai. Perchè lo hai già fatto qui. Tiè, il potere del collegamento ipertestuale. Insomma, in una lunga e bellissima a Games Radar Millar ha detto di essersi messo a pensare molto ai supereroi moderni, o meglio cito testualmente, “…più nello specifico, ho pensato alla crescita esponenziale dei supereroi che si fanno più oscuri e meditabondi, logorando il confine tra i buoni e i cattivi fino al punto in cui quel confine non esiste più. Insomma, che si comportano da stronzi.”

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Detto da uno che ci è sempre andato leggero con le cose

Certo, fa un po’ ridere a pensare che queste parole escono dalla stessa boccuccia che ha scritto capolavori dell’ultra-violenza come Kick-Ass o Nemesis, o pilastri del fumetto moderno come le prime stagioni di Ultimates o Wanted dove la figura classica dell’eroe veniva completamente ribaltata. Millar ha sempre fatto della violenza e dell’esagerazione un marchio di fabbrica, un trademark che è piaciuto anche a Hollywood che di fatto ha comprato i diritti di tantissime sue opere, trasformate poi in boiate colossali. Ma purtroppo questo è un’altra storia.

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Tipo questa storia

Sta di fatto che Millar è uno furbo. E anche scozzese. La seconda cosa non credo centri, ma va a ribadire la sua testardagine. Almeno nella tua testa. Così dopo aver preso a calci tutto quello che era possibile prendere a calci nel mondo dei comics, e dopo aver fatto perfino prendere a calci tra loro i super eroi Marvel, Millar torna con una serie tutta sua e, a suo dire, “…abbiamo creato qualcosa che non abbiamo visto da molto tempo con il nostro nuovo fumetto, dove abbiamo un personaggio buono, dolce, amorevole, del tipo Jimmy Stewart/ Tom Hanks/ Steven Spielberg. Esce questa settimana e si intitola HUCK.”

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Smile

Tu personalmente attendevi molto questo primo numero. Un po’ per il ritorno di Millar a lavorare per un etichetta (l’Imagine in questo caso) che non fosse la sua, e un po’ perché i suoi ultimi lavori ti erano sembrati un po’ fiacchetti. Sostenuti sempre da una bella idea di partenza, ma che andava un po’ a perdersi tra squartamenti e personaggi poco carismatici a cui ti aveva abituato. Infatti questo Huck sembra quasi una mezza ammissione di colpa. La colpa di aver talmente segnato il mercato del fumetto con le sue idee, da diventare metro di paragone e padre putativo di decine di scarsi emuli.

5

5 su 5. Perchè Huck ti è proprio piaciuto. C’è tutto Millar dentro questo primo numero. La sua regia molto cinematografica, un ampio spazio e libertà data alle bellissime tavole di Rafael Albuquerque e il contatto diretto con la realtà che a te piace sempre tantissimo.  E poi c’è un personaggio tosto, anche se di base è un bonaccione e un po’ tontolotto. Ma è un buono, di quelli buoni che ti vien voglia di abbracciare. Certo, non manca l’azione classica, ma è quasi superflua se non servisse agli sviluppi futuri. La cosa bellissima di Huck è Huck stesso. Un personaggio semplice, delineato in pochi passaggi a cui già senti di volergli bene. Lo scozzese bastardo ce l’ha fatta di nuovo. Bravo Mark.

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Thanks

 

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