Lo SCREAM dei found footage – La recensione di THE VISIT

Lo sai. Ci sono registi, ma anche cantanti o scrittori, che ad un certo punto si perdono e vengono schiacciati. Schiacciati dalle proprie idee, dal proprio ego o semplicemente dalle aspettative del pubblico. Così il loro folgorante esordio, resta l’apice di una carriera che non porta da nessuna parte. Smascherati e avviliti alcuni di loro continuano imperterriti a dare testonate sul muro e a riproporre la stessa frittata ormai bruciata da tutti i lati. Gente tipo Neill Blomkamp. Poi c’è gente come  M. Night Shyamalan. Gente che oltre ad avere un nome strano, ha anche del talento. Solo che ad un certo punto si è autoconvinto di averne troppo e ha cominciato a scantinare. Poi qualcuno l’ha legato su una sedia l’ha schiaffeggiato in faccia con l’edizione deluxe di After Earth e gli ha detto Ora smettila di frignare e torna a fare quello che sapevi fare dannatamente bene. Ecco, se quel qualcuno è Jason Blum, la cura può funzionare.

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Ciao, mi chiamo Jason e vivo fregando soldi agli sprovveduti con filmetti girati in casa

Jason Blum è quello che sta dietro alla BlumHouse Production che sta dietro a tutti quei film a basso budget che portano un sacco di gente al cinema. Pochi soldi, buone idee. Massima resa. C’è lui dietro a Paranormal Activity, Insidious e tutti figli e figliastri vari. Uno che ha capito il mercato e che a suo modo sta dettando legge in quel tipo di mercato. Il grande mercato dei film di paura. Bene. Ora prendi M. Night Shyamalan (da qui in poi per comodità chiamato Sciàlman). Uno che al suo esordio fa il botto. Rivitalizza un genere, rivitalizza pure Bruce Willis e ditrugge la vita ad un bambino che sembra il mini-me di Edward Norton. Uno che ha girato forse il più bel film sui supereroi, quando i super eroi non andavano al cinema. Uno che però ad un certo punto ha cominciato a scantinare, ma di brutto. Uno che dopo aver rifilato una tripletta di flopponi disastrosi, tu davi per perso.

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Ora la mangia la gente morta

Invece Blum gli ridà fiducia. Un budget ridotto, attori praticamente sconosciuti e vende The Visit come il grande ritorno del regista de Il Sesto Senso. Tranello perfetto per fregare uno sprovveduto qualsiasi senza memoria storica, ma non un duro come te. Solo che nella lotta tra diffidenza e la tessera Grande Cinema 3 che scade tra un mese e devi assolutamente sfruttare, vince la seconda. Così sei andato a vedere che ha combinato il regista e anche di E venne il giorno, diffidando già del tipo che strappava i biglietti, ricordando continuamente a te stesso che l’associazione Scialman + vecchia impazziata aveva generato anni fa una delle sequenze più imbarazzanti del cinema moderno.

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Proprio lei

Beh, 1 ora e 34 minuti dopo hai dovuto ricrederti e chiedere umilmente scusa. The Visit è un mezzo capolavoro. Un film di paura che sa spaventare, mettendoti addosso una tensione che da tempo non trovavi in un film. Una tensione continua. Se fosse tutto qui, The Visit sarebbe solamente un buon film di paura, ma Sciàlman non è uno sprovveduto e va oltre. Gioca con te, sa benissimo che tu sai quando e come succederanno le cose. Così lui ti spiazza con momenti di assoluta ironia e non-sense o attraverso situazioni di normalità paradossale. In certi momenti eri sicuro di aver capito dove Sciàlman ti stesse portando, salvo poi tirare il freno a mano e svoltare improvvisamente nella corsia opposta senza che tu capisca niente. Un equilibrio perfetto rotto improvvisamente da momenti di follia, rotti a loro volta da momenti totalmente assurdi. Il tutto poi rimesso in discussione la mattina dopo, quando i due ragazzi cercano una giustificazione sensata a tutto. Proprio questo su è giù, questo spiazzarti continuamente, ti è piaciuto tantissimo.

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Quello al centro è uno dei protagonisti ed è maledettamente bravo, ma davvero.

Un film dove finalmente la scusa del devo riprendere tutto non è più una semplice scusa per giustificare alcune scene, ma diventa il perché di base del film. Si certo, dopo i primi 5 minuti in cui hai scoperto che The Visit è l’ennesimo found footage ti sono scese le forze. Basta. Ormai su questo genere c’hanno  marciato sopra per anni tritanto e ritritando le stesse idee. Idee che sapevano già di vecchio al secondo tentativo di dover giustificare perché uno dovrebbe mettersi a filmare tutto quello che gli succede attorno, mentre sta scappando da mega mostri distruttoti di città. In The Visit non hai quasi mai avuto a sensazione di forzatura che si portano dietro queste tipologie di film, anche perché la telecamera non è solo un espediente narrativo, ma diventa la base della narrazione. E poi devi ammetterlo, ci sono certe soluzioni visive che ti hanno fatto impazzire (la sequenza nella camera verso la fine è da cardiopalma).

4 e mezzo

4 e mezzo, ma tanto tanto vicino al 5 su 5. Una sorpresa. Un film che ti ha veramente impressionato sotto molti punti di vista. La regia, gli attori (i due ragazzi sono bravissimi), la scrittura stessa del film (i ragazzi si comportano da ragazzi e non da stereotipi tonti di bambini senza cervello) e in qualche modo il passo indietro fatto da Sciàlman. Alcuni punti di forza dei suoi vecchi film, come il la svolta finale che ti costringeva a rivedere tutto sotto un’altra ottica, qui vengono leggermente accantonati o affievoliti per lasciare spazio ad altro. In qualche modo The Visit fa al found footage, quello che Scream a suo tempo fece agli slasher movie. Gioca ad armi pari, diventa uno di loro, ma allo stesso tempo li ridicolizza e ne smonta le basi. Dimostrandosi così nettamente superiore a tutti e forse l’ultima fiammata concessa agli horror con la telecamerina a mano. Una resurrezione per Sciàlaman che ti fa ben sperare. In fin dei conti a te lui è sempre piaciuto molto, e come con le fidanzate, si tende anche sempre un po’ a giustificarlo. Almeno finché non ti tradisce.

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Il tradimento

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