Il gioco degli affamati di Hollywood – HUNGER GAMES, la recensione

Lo ammetti. Il primo Hunger Games ti era piaciuto. Non tanto per la trama, visto che ci avevano pensato i giapponesi 12 anni prima a buttare allegramente dei ragazzini su isola piena di armi, ma per quel gusto di futuro dispotico post-apocalittico che a te piace sempre tanto. Sebbene il target del film fosse chiaramente la 15enne in cerca di un eroina forte e decisa in cui immedesimarsi, l’idea di una decina di persone pronte a tutto per sopravvivere è sempre un bel pretesto. Poi lo sai come vanno queste cose. Bisogna per forza farne una trilogia e non bisogna deludere le aspettative di milioni di piccole fans ormai 18enni che vogliono la storia d’amore. Sopratutto la storia d’amore.

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Più ammore

Nonostante la scia di critiche e censure che si portava dietro, Battle Royale per te resta comunque un film mediocre. Uno spunto di partenza banalotto, per giustificare due ore di ragazzini che si scannano tra di loro urlando e facendo pose sceme. Un mix letale tra Takeshi Castle e i Power Rangers. Hunger Games invece era un film diametralmente opposto, anche se di base la trama era simile e anche se la Collins dichiarò di non essere a conoscenza di quel film, ma tu non le credi. Nel primo Hunger Games gli Hunger Games avevano un senso. Più o meno insomma. La distinzione tra i distretti e la ricchezza sfontata e pacchiana di Capitol City era marcata e andava a giustificare quel futuro dispotico che funziona sempre tanto dopo un non ben specificato evento catastrofico. Certo, dal film sembrava più una cosa tra paesetti di provincia e grande città, ma funzionava lo stesso. E poi ti erano piaciuti un sacco i costumi, le uniformi e in generale il clima eccessivo che aleggiava su questa capitale che sembrava Milano durante la fashion week.

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Stanley Tucci, il migliore

Tra quel primo capitolo e questo conclusivo, ci sono di mezzo i veri giochi degli affamati, ovvero quelli che fanno ad Hollywood. Un secondo capitolo che ricalca di base il primo, ma che lascia il finale aperto. Una terza parte divisa in due, perché finché ce n’è, mangiamo il più possibile. Il capitolo 3 e due quarti sostanzialmente inutile e prolisso, per tirarla per lunghe e giustificare il doppio film. Quindi il doppio incasso. Quindi l’extended versio del dvd con 9 dischi di contenuti aggiuntivi che nessuno guarderà mai, ma misteriosamente qualcuno compra.

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Lei se la ride pensando a tutti i soldi che ti ha fregato

Alla fine non è malaccio questo Hunger Games 3 e quattro quarti. Non si disdacca dal canovaccio classico della serie, anche se provano a vestirlo in un’altra maniera. Quindi storie di gente che scappa, giovani con ormoni impazziti e trappole super complicate che ad un certo punto era meglio mandare uno squadrone di tizi bianchi con i mitra e facevano prima. Il tutto mescolato a un po’ di fanta-politica da Movimento 5 stelle e una spuzzatina di sangue qua e un po’ là. La parte centrale del film è quella che ti è piaciuta di più. Girata bene, adrenalinica e tesa. Belle trovate e un’ottima gestione degli spazi, da quelli aperti  e pieni di insidie, ai cunicoli claustrofobici e bui. Certo, il tutto sa di collage che punta su un paio di sequenze forti per tirare avanti, ma costruite un po’ a caso. Abbastanza a caso, visto che si comincia stranamente a parlare in maniera ossessiva di ibridi dal primo minuto per portarti a credere che loro ci sono sempre stati, sei tu che sei vecchio e distratto.

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3 su 5 perché nel complesso, sia quest’ultimo film che l’intera saga, hanno senso di esistere e si lascia tranquillamente guardare. C’è un bel cast di attori di primo livello, a partire dal mitico Donald Sutherland, passando perla sempre bellissima Julianne Moore, finendo con il compianto Philip Seymour Hoffman, che in tutto il film si limita a fare le facce da Philip Seymour Hoffman. Il plauso maggiore forse va a Jennifer Lawrence, non solo perché c’è dell’affetto maschio verso di lei, ma anche perché nell’arco di 5 anni è diventata una delle attrici più quotate ad Hollywood, ma si impegna comunque a chiudere la saga che l’ha resa famosa con un’interpretazione dignitosa, che non sa da super star annoiata che lo fa solo per il contratto. Certo, ci si poteva impegnare di più sul finale della saga e rischiare qualcosina. Invece va tutto liscio come da copione, o comunque si poteva chiudere tutto molto prima togliendo buona parte degli ultimi 20 minuti di spiegoni generali.

Alla fine poco importa il tuo giudizio, tanto hanno appena confermato il prequel. Che poi diventeranno prequel. Che poi diventeranno dei sequel. Il tutto ha uno strano sapore.

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GHUUUOWWWWW

 

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