Sempre meglio che Zalone – THE PILLS, la recensione del film

Tu i The Pills li hai scoperti un paio di anni fa. Che poi scoperti è una parolona, visto che i loro video erano già da tempo diventatati un fenomeno del web, per usare un modo di dire tanto caro ai servizi di Pomeriggio 5. Sta di fatto che a te loro son piaciuti da subito tantissimo, e altrettanto da subito sono state chiare due cose. La prima è che Luigi, Luca e Matteo (i The Pills appunto) son dei cazzari. La seconda è che hanno del talento. Ora, dopo l’esplosione del fenomeno del web e qualche comparsata televisiva, arriva l’ostacolo più difficile per gente cresciuta e diventata famosa nel circolino di You Tube, ovvero la sala cinematografica.

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Punto di partenza

Ora, chiunque ti venga a dire che il Sempre meglio che lavorare è semplicemente uno sketch dei The Pills più lungo, o non ha capito niente, o non ha visto il film. Molto probabilmente la seconda, tanto ormai la gente da giudizi a prescindere. Sicuramente questo era il primo grosso problema da affrontare per il trio. Lo so, chiamarli così fa molto vecchio, o peggio fa molto Zelig. Dicevi, il primo problema era togliere la sensazione di video di You Tube, solo più lungo. Sensazione che te non hai sentito, ma che soprattutto viene spazzata via dalla geniale sequenza d’apertura che affida l’interpretazione dei flash back a dei bambini che mimano i grandi. Con tanto di baffetti disegnati e pose da duri.

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Punto di massima espressione artistica

Il secondo problema da affrontare era quello di dare un senso ai personaggi (quelli di Luigi, Luca e Matteo appunto) e ai luoghi (ovviamente il tavolino con le tre sedie) fondamentali per le scenette web. Riferimenti immediatamente riconoscibili per chi conosce i The Pills, ma non per uno spettatore casuale che può essere la compagnia di 17enni che fanno le verte con i motorini, o la signora 40enne che usa Facebook solo per controllare la figlia e che non ha trovato posto in sala per vedere Quo Vado. Forse questo è il vero punto debole del film, ma resta comunque una stupidaggine all’interno del contesto generale in cui è inzuppato Sempre meglio che lavorare. Un contesto fatto di 30enni sull’orlo di una crisi esistenziale che di base non hanno voglia di fare niente e che spaventati da un qualsiasi tipo di responsabilità passano le giornate a fumare cannette, bere birre sgrause e mangiare kebab con tutto.

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Punto d’arrivo

Ora, se questo fosse un film di Muccino sarebbe pieno di gente triste e malinconica che usa le droghe per fuggire dall’opprimente realtà. E poi pianti, lunghi abbracci silenziosi e tante, tante frasi di una pesantezza incredibile. Invece questo è il mondo dei The Pills, e il mondo dei The Pills è un posto maledettamente bello. Tutta la loro comicità non-sense, il loro modo di esprimersi e il loro essere politicamente scorretti, che è allo stesso tempo essere molto più corretto e coerente di tanti film buonisti, tutto questo dicevi, viene buttato dentro un film e usato per raccontare tre personaggi che affrontano tre crisi se vuoi banali, ma molto vere. Tipo quella di dover ad un certo punto trovarsi un lavoro, o quella di dover accettare di essere vecchi, o più semplicemente di non reggere più le droghe leggere. Il tutto ovviamente calato all’interno di situazioni paradossali e assurde dove proprio il lavoro, tanto ambito e osannato nell’Italietta, diventa la rovina e la droga di una generazione che di base non c’ha voglia di fare un cazzo. Hai riso tanto e di gusto, e credi che questo sia il miglior pregio di Sempre meglio che lavorare. Tu adori lo stile cazzaro dei The Pills, il modo che hanno di prendere i giro loro stessi e la gente che li circonda. Ti fa impazzire la comicità sboccata e strampalata che riescono a tirare fuori, e ti è piaciuto il fatto che siano riusciti a mantenerla intatta anche in un prodotto che vuole puntare al main-stream, senza però dimenticarsi gli amici del bar.

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Certo, il film non è esente da difetti e la prima parte fatica a ingranare, ma il mezzo voto in più va tutto a Luigi, Luca e Matteo. Perché? Perché si. Perché ti senti anche tu naufragare senza braccioli dentro questa crisi d’identità dei quasi 30 anni. Perché ti piacciono i riferimenti cinematografici pop e le prese in giro al cinema italiano d’autore (la sequenza nella villa fa molto La Grande Bellezza). Ma anche perché questa è la naturale evoluzione di quello che sono i The Pills e secondo te anche la dimostrazione che sotto i cazzo, frocio e fregna c’è della sostanza. Ma più di tutto perché questa generazione, la tua generazione, si meritava una voce. E poco importa se è una voce volgare, un po’ scemotta e che fa brutto. A te basta che sia una voce sincera e senza filtri.

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