Ma che bisogno c’era? La NON-recensione di POINT BREAK

Il nuovo Point Break NON l’hai visto e molto probabilmente non lo vedrai mai. Non è tanto il fatto che su Rotten Tommatoes la sua percentuale è 9, con un voto medio di 3.6 su 10, o più in generale che non ci sia una recensione positiva del film. No, a infastidirti è l’operazione commerciale in sè, che ti ha portato a farti una domanda, molto semplice, sin dall’uscita del primo trailer: ma che bisogno c’era?

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E questo chi cazzo è?

Point Break, anno domini 1991. Per te tassello importantissimo nella tua crescita umana e di appassionato di cinema. Il cinema d’azione. Quello corri-corri spara-spara. Quel cinema che ebbe la sua esplosione più rude nel periodo d’oro degli anni ’90. Accantonati il patriotismo sfrenato degli eroi gonfiatissimi di steroidi e unti di olio, gente alla John Matrix di Commando per capirsi, si entra nell’era dei poliziotti sboccati e con la pancetta. Gente come John McClane per capirsi. Gente con la battuta pronta e la pistola carica. E la canotta rigorosamente sporca di sangue. Non suo.

Ora, agli inizi di quel decennio tu eri poco più che un bambino e molto lontano dell’essere un adolescente problematico. Zero interesse per il calcio o lo sport in generale, ma molta, molta curiosità per il cinema. E in quegli anni il cinema era quello che passava in prima serata in tv. E il cinema era, per forza di cose, quello Americano. Talmente tanto americano da venir coniato il termine Americanata, appunto per restringere il campo. Grandi capolavori quali Speed (sempre con il Keanu), True Lies (con un redivivo Schwarzy) o L’ultimo dei Boy Scout (con il vero Bruce Willis, non il vecchio senile delle pubblicità) sono stati tasselli fondamentali per la tua crescita e formazione psico-fisica di quasi uomo.

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Io ti voglio bene

Al di là del legame sentimentale, Point Break fu al tempo (e per il tempo) un film fondamentale, tale da diventare un cult del genere. Un genere maschio per definizione, all’interno di un’ambiente già di suo molto difficile per il sesso femminile. Invece alla regia questo film aveva una donna, tale Kathryn Bigelow, che confezionò un prodotto estremamente adrenalinico e carico di testosterone. Un film che nonostante l’età è perfettamente godibile anche oggi (sorvolando su certe “acrobazie” aeree) e che non necessitava di un lifting. Perché nessuno l’aveva chiesto, piaceva così. Tra l’altro la Bigelow al tempo era sposata con James Cameron, che era anche produttore esecutivo del film. La stessa Bigelow che 19 anni dopo vinse l’Oscar come Miglior Film con The Hurt Locker, rubandolo sotto al naso proprio all’ex marito che in quel tempo si vantava di aver girato il film più importante della storia del cinema, cioè Avatar. Film mediocre che ti ha sempre infastidito. Quanto ti manca il Cameron di Aliens.

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‘sta zoccola

Point Break inoltre poteva contare sul carisma dei due protagonisti. Se da una parte c’era un esordiente Keanu Reeves che interpretava l’agente infiltrato Jonny Utah, dall’altra parte c’era un Patrick Swayze all’apice della sua figaggine maschia di sexy divo. Era proprio nel rapporto di amicizia e odio che veniva a crearsi tra Utah e Bodhi, che Point Break vinceva sulla concorrenza. Come viene ricordato in quel mitico film che è Hot Fuzz. E poi c’era il surf, i discorsi allucinati da pazzo sovversivo di Bodhi e le rapine con le maschere dei presidenti. Tutte cose che messe insieme hanno fatto diventare Point Break un’icona e un simbolo degli anni 90.

Il remake invece non ha niente a che vedere con l’originale. Un’operazione commerciale inutile dove vengono mantenuti solo i nomi dei protagonisti e il titolo originale, praticamente una trappola per sprovveduti. Il resto è del tutto snaturato e decontestualizzato. Dal surf si passa agli sport estremi, togliendo la base ideologica del film, e si affida il tutto ad un regista, tale Ericson Core, famoso per aver (cito testualmente da wikipedia) “lavorato come direttore della fotografia in diverse pellicole, tra cui il primo Fast and Furious“. Per la sceneggiatura invece hanno deciso di andare sul sicuro: Kurt Wimmer (copio e incollo pedissequamente) “che aveva già lavorato nelle script del remake Total Recall“. Complimenti Kurt, con solo due lavori sei riuscito a farti odiare tantissimo dal sottoscritto e a violentare la sua infanzia.

Proprio non riesci a capire queste operazioni nostalgia, che di nostalgia non hanno proprio niente. Non odi i remake, non del tutto, qualche prodotto è anche riuscito nel suo intento. Perché l’intento di un remake è quello di riadattare un idea vecchia, perché diventi appetibile per il pubblico svogliato di oggi che non ha memoria storia, o soltanto la voglia di recuperare quello che è stato. Questo però non ti da il diritto di sventrare il passato e rivendere le interiora come carne di prima qualità. Proprio no.

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