C’era una volta Peter Parker…SPIDER-MAN #1 – La recensione

C’è poco da fare, tu adori Spider-Man . Lo adori per quello che rappresenta, per la simbologia intrinseca del personaggio, per quel mantra Da grandi poteri… e perché, sostanzialmente, è un supereroe maledettamente figo.  Adori Peter Parker da prima che diventasse famoso anche nei cinema italiani, dai tempi in cui girava con i suoi Fantastici Amici a fare il boy scout, per intenderci. Quindi è normale che quando c’è il rilancio o, come in questo caso, il lancio di una nuova serie che coinvolge Il vostro amichevole Uomo Ragno di quartiere tu sei in bilico tra esaltazione e diffidenza. Solo che stavolta non si tratta del solito Peter Parker, e nemmeno di un clone, ma di un ragazzino afro-americano (da parte di padre) con origini latine-portoricane (da parte di madre). Un casino? Non proprio. [Segue breve riassunto per i nuovi arrivati, per i più preparati ci si vede direttamente al secondo paragrafo]

avengers-the-free-ultimates-189126-586x439.jpg
Tanto tempo fa in un Universo lontano, lontano…

Nei primi anni 2000, per uscire da una profonda crisi finanziaria ( la stessa che portò alla vendita dei diritti cinematografici del TessiRagnatele), la Marvel si inventa un rilancio in grande stile. Non una ripartenza generale delle serie dal numero #1 (espediente spesso utilizzato per gonfiare le vendite), ma la creazione di un universo narrativo slegato dal Marvel Universe principale dove riscrivere e aggiornare completamente le origini dei supereroi. L’operazione funziona alla grande e per un paio di anni le testate Ultimate dominano il mercato, le vendite sono trascinate dai nomi importanti che prendono parte al progetto e dalla piena libertà lasciata agli autori. Ad aprire le danze nel lontano 2000 fu proprio Ultimate Spider-Man scritto dalle mani cicciotelle e in super forma di Brian Michael Bendis. Ma come tutte le cose belle, anche lo slancio inventivo dell’Universo Ultimate era destinato a scemare, saccheggiato qua e là delle sue idee più innovative per dare vigore al vecchio Universo Marvel e per lanciare il nuovo grande progetto: il Marvel Studios (i film, per dirla chiara). Le vendite cominciano a crollare drasticamente e l’unica serie che teneva duro era sempre quel Ultimate Spider-Man scritto con la solita tenacia da Bendis. Per cercare il grande colpo di scena, dopo 9 anni di meritata carriera, si decide di far morire Peter Parker. Al suo posto subentra un misterioso ragazzino che più politicamnte corretto non si può, un afro-ispanico-americano che strizza l’occhio un po’ a tutte le minoranze. Da lì a Secret Wars il nuovo Ultimate Spider-Man è Miles Morales. Tutto chiaro? Domande? Bene. Proseguiamo.

milesmorales.0.jpeg
Largo ai ggiovani politicamente corretti

A te è sempre piaciuto tantissimo Ultimate Spider-Man. Dall’esordio fino alla morte di Peter Parker, secondo te la serie ha avuto soltanto un paio di cali, niente di più. Quel primo, e per te fondamentale, arco narrativo è la dimostrazione che i reboot hanno senso di esistere. Poi arrivò Miles Morales. E gli hai voluto da subito bene. Sarà che Bendis potrebbe renderti simpatico perfino Superman, ma quello che poteva essere soltanto vista come una strizzatina d’occhio alle minoranze etniche, una roba del tipo Hei! C’è posto anche per voi, si rivelò essere una serie divertente, leggibilissima e con protagonista un personaggio ben costruito e non banale. E con un costume maledettamente figo. E questo non è mai da sottovalutare.

Ora tutto riparte dal numero 1 e purtroppo questa nuova serie ha due grossi problemi, che nemmeno Bendis riesce ad arginare del tutto. Il primo è frutto del finale fumoso di Secret Wars, che (senza spoilerare nulla) si porta dietro un po’ troppe di incognite che, di conseguenza, vanno a gravare sulle nuove serie. Non si tratta di un personaggio solitario come è Old Man Logan, ma di un intero universo narrativo preso pari-pari e incollato dentro al nuovo Universo Marvel senza che i personaggi coinvolti abbiano idea di quello che erano, o che è successo. Se poi ci metti che la madre di Miles, che nell’universo Ultimate era speculare allo Zio Ben, è miracolosamente risorta capisci come tutta questa struttura barcolla. Questo ctrl+C ctrl+v non ti garba tanto perché non vorresti che andasse ad influire sulle storie del personaggio, riproponendo fatti e soluzioni già visti prima che si decidesse di chiudere il cantiere Ultimate.

Spider-Man_1_Preview_3.jpg
Che bomba! Qualsiasi altro commento sarebbe superfluo.

L’altro problema, meno importante certo, è che Miles Morales è un personaggio poco conosciuto che necessitava, almeno in questo primo numero, una maggiore presentazione. Bendis c’è la mette tutta a provare a delinearlo in poche battute, ma quello che faceva di Miles un Spider-Man avvincente da leggere, era proprio la sua storia personale. Storia che, come detto sopra, non si capisce se è stata cancellata o modificata. Visto così sembra che un giorno questo ragazzino afro-ispanico-americano si sia ritrovato con i poteri simili a quelli dell’Uomo Ragno, e non avendo meglio da fare si è messo a volteggiare per New York. Ecco insomma, dal tuo punto di vista avresti usato un Numero #0 per introdurre il personaggio e per giustificare la sua presenza nel nuovo-nuovissimo Universo Marvel. Poi, per carità, l’incontro finale e qualche indizio sparso in giro (quel Mefisto che un po’ fa rabbrividire i fan) fanno ben sperare in una gestione sapiente dei tutto. C’è pur sempre Bendis alla regia, e questo è quello che lui sa fare meglio.

Al di là di queste piccolezze da nerd fan, il vero motivo per cui vale la pena leggere Spider-Man #1 sono le stupende tavole di Sara Pichelli. C’è poco da fare, per te è tra i 5 (facciamo 3?) migliori talenti di casa Marvel. Non sarà istrionica come può essere Sorrentino su Old Man Logan, ma Sara è perfetta all’interno di un comics all’americana. Le tavole sono pulite, chiare e i personaggi hanno vita. Ti piace un sacco come mette in mostra la loro emotività attraverso le espressioni o, anche più banalmente, con il loro modo di vestire ed atteggiarsi. Così tutto risulta plausibile e non pacchiano, come è del resto il suo tratto. E poi quando parte l’azione, poca in questo numero, tutto accellera. Fantastica davvero. L’accoppiata Bendis+Pichelli ti aveva già dato grosse soddisfazioni da lettore in passato, e sei convinto te ne darà ancora un sacco.

4

4 su 5. Certo, è troppo presto per giudicare una serie, ma si può già delineare il carattere che avrà. Tolti i problemi che dicevi prima, che non sono del tutto imputabili a Bendis, il resto funziona alla grande. E il resto è tutto cuore. Adori Miles Morales perchè adori questo tipo di Spider-Man. Non riesci a farti piacere il Peter Parker adulto e miliardario, perché il tuo Uomo Ragno di quartiere è uno studente impacciato che non sa mai come cavarsela con le ragazze. Ecco, in un mondo perfetto, Miles è il personaggio su cui vorresti scrivere una storia, anche una storia con protagonista l‘Uomo Assorbente. Perché sai che sarebbe comunque una bella storia. Perché sarebbe a tutti gli effetti una storia di Spider-Man.

Absorbing-Man.jpg
Tutto per colpa di un nome infelice

6 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...