8 volte Tarantino – THE HATEFUL EIGHT la recensione

Tarantino è uno di quei (pochi) registi che ti trascinano al cinema. Di lui, del suo faccione gonfio, ti fidi a prescindere. Perché il Cinema di Tarantino è per te il cinema all’ennesima potenza, diventato ormai un sottogenere a se stante che vanta numerosi tentativi di emulazione, in gran parte scadenti. Può essere violento, eccessivo e volgare, ma è comunque un’esperienza da vivere in sala, e non davanti al monitor di un pc. Quindi, finalmente è uscito il suo ottavo film che come sempre si porta dietro la classica scia di critiche e colpi bassi che vanno sempre a mirare al solito punto: Tarantino è ripetitivo e violento, e di base copia e non inventa nulla. Vero? Può anche essere, ma per te non è mai stato un problema.

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QUEL faccione lì

Se fossimo dentro l’Emporio di Minnie ora divideremo la stanza in due fazioni. A destra mettiamo quelli a cui NON PIACE il Cinema di Tarantino, a sinistra invece tutti quelli per cui quando esce un suo nuovo film è un giorno di festa. Ovviamente tu siedi a sinistra. Nel centro gli insicuri, quelli del Ne ho visti un paio di suoi, ma non mia ha mai preso più di tanto. Bene. Ora a quelli sulla destra continuerà a non piacere il Cinema di Tarantino e non cambieranno sicuramente idea dopo aver visto The Hateful Eight. Questo ottavo film non fa niente per imbonirsi i detrattori e si porta dietro, e in qualche misura amplifica, tutti quelli che possono essere visti come difetti da chi non apprezza Tarantino. Quelli sulla sinistra invece potrebbero trovarsi in disaccordo perché sì, mettiamolo subito in chiaro, questo non è assolutamente il miglior film di Tarantino, ma piuttosto una bella opera minore. E quelli al centro? Boh, non ho mica studiato psicologia e comunque a stare nel mezzo non si fa torto a nessuno.

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Django 2 – Il ritorno

The Hateful Eight è nettamente diviso in due parti. La prima più prolissa e caratterizzata da lunghi (lunghissimi) dialoghi è quella che ti ha esaltato di più. Chi non ama Tarantino tende sempre a criticare questa loquacità eccessiva che da ai personaggi, perché di base sono discorsi basati sul nulla. Sono arrovellamenti mentali che a volte centrano ben poco con la trama stessa dei suoi film, vedi il discorso sui piedi di Pulp Fiction. Qui invece le lunghe chiacchierate servono a delineare i personaggi e a giustificarne le azioni, insomma perché quello spara a quello invece che a quell’altro. Perché se non l’avete capito è un film di Tarantino,  e nei film di Tarantino c’è sempre qualcuno che spara a qualcuno. Il gioco funziona bene perché tu sai dal trailer (si, per una volta il trailer serve a qualcosa) che uno degli otto non è chi dice di essere. Ti ha divertito un sacco il fatto che ognuno degli otto personaggi coinvolti venga interrogato e abbia alle spalle una storia assurda, che viene giustificata da un attestato o da una lettera, che viene poi messa in discussione da uno degli altri otto. Un gioco di incastri e incontri fortuiti, diretto nella miglior maniera , dalla mente lucidamente folle di Tarantino.

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Nella parte di Oswaldo Mobray

Fin qui insomma tutto bene, avevi letto molte critiche sulla lentezza estenuante del film, ma sinceramente a te la prima parte è volata, nonostante non succeda praticamente niente. C’è un bla bla bla continuo che fa crescere la tensione perché, maledizione, sai che uno degli otto sta mentendo, ma effettivamente non riesci a capire chi sia. Un gioco divertente, dicevi. Un gioco che ricorda molto Le Iene e La Cosa di Carpenter, per stessa ammissione di Tarantino. La seconda parte invece è quella che ti ha un po’ deluso. Bisogna cominciare a tirare le fila del discorso e bisogna cominciare a far scorrere il sangue. Perché? Perché è un film di Tarantino, che domande. E di sangue ne scorre a fiumi, e non è lì il problema. Il problema è il motivo per cui scorre così tanto sangue. Ad un certo punto il film degenera in un sadico, goliardico massacro. Certo, siamo nel sotto genere Cinema di Tarantino e sai che deve succedere. Perché vuoi che succeda. Perché hai pagato un biglietto perché sai che sarebbe successo. Il problema è che a differenza degli altri film di Tarantino, in The Hateful Eight ti è sembrato che questa esplosione di violenza sia fine a se stessa, e ti piange il cuore ammetterlo. Django era mosso da un sentimento di vendetta e rivalsa sociale che ti faceva gridare Dai cazzo! Ammazzali tutti quei luridi bianchi bastardi. La sposa di Kill Bill aveva tutte le giustificazioni del caso per sterminare i terribili 88. Qui invece non hai colto il messagio, o non sai bene se c’era. Nella prima parte il film lavora un sacco sul caratterizzzare molto marcatamente otto differenti personaggi. Otto personaggi che, a tuo avviso, rappresentano quello che sono gli Stati Uniti oggi. Un paese razzista, misogeno, dove il concetto di giustizia è molto personale e violento. Un espediente con un potenziale enorme, per una chiave di lettura finale del film. Peccato che tutto si risolva in una strage violenta il cui significato ultimo viene sancito da una lettera che, per te, non da significato a niente.

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4 su 5. Perché The Hateful Eight non è brutto, anzi è nettamente superiore alle media dei film che trovi (e troverai) in al cinema quest’anno, solo che per te è inferiore alle precedenti opere di Tarantino. A livello registico non c’è nulla da eccepire, Tarantino è maledettamente bravo e sa fare il suo lavoro, tenendo conto che è praticamente girato per l’80% dentro una stanza, non hai mai avuto la sensazione di stanchezza o ripetitività. A livello di attori, tolto (purtroppo) Tim Roth che fa l’imitazione di Christoph Waltz, il resto è una gara a esagerare il proprio personaggio con delle interpretazioni fuori dalle righe. Se Samuel L. Jackson è ormai una sicurezza del Cinema di Tarantino, è a Kurt Russel che dai il premio come miglior bastardo degli odiosi otto. Forse l’errore più grosso di Tarantino in The Hateful Eight e aver calcato troppo la mano sull’auto-referenzialità, un auto compiacersi delle sue opere precedenti che fa sembrare questo film  il lavoro di un fan sfegato del regista, che ha studiato i suoi lavori nel dettaglio. Quello che manca effettivamente per consacrarlo come Cinema di Tarantino è quell’idea, quel guizzo di genio, che contraddistingue capolavori come Bastardi Senza Gloria o Pulp Fiction. Certo, come spesso ti accade con i suoi film, alla seconda visione te lo gusterai di più e magari cambierai idea, ma per ora è solo un buon film di Tarantino dove tutto funziona, ma dove manca quell’in più che lo consacra a Cinema di Tarantino.

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