Perché San Remo è San Remo?

Lo giuri. Volevi scriver un pezzo veloce, veloce sul Super Bowl. Non tanto perché è l’evento sportivo più seguito al mondo, ma per la moltitudine di mini-spot e mini-trailer che  sono la vera anima di tutto . Tipo lo spot con Hulk vs Ant-Man, che sarà costata quanto il PIL del Kazakistan. Volevi, poi è arrivato San Remo. No, davvero. Senza rendertene conto seu rimasto invischiato in quel mega carrozzone sghangherato e allucinante che è il Festival della canzone italiana. Perché San Remo non è San Remo, ma qualcosa di mostruosamente assurdo.

Ora, non stai qui a fare il Sapietino di turno e a criticare le canzoni in gara, che tanto si sa che sembrano tutte delle filastrocche in rima baciata, con testi presi da dei temi di terza elementare. Se il problema fosse quello avresti cambiato canale e basta. La verità è che è tutto il contesto che ruota attorno alle canzoni, che ti ha rapito e allo stesso tempo sconvolto. E’ tutto così caotico, così sbagliato e così fuori tempo massimo da farti pensare che dietro ci sia una regia oscura, una mente suprema che ha creato un mostro di non-sense totale da dare in pasto ai social. Perché è su questo che vive San Remo oggi, non più sulle performance, ma sui commenti ironici del web, sulle pagelle che stroncano tutto e sui meme che invadono Facebook. E allora via di ospiti fuori contesto, interviste con domande impossibili condite da momenti di totale imbarazzo dove l’algida Nicole Kidman sembra una tedesca in ferie che viene marpionata da un bagnino.

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Abbiate pietà di me

Lui, il povero Carlo Conti ormai stanco morto delle battute sulla sua pelle. Lui che cerca di sopravvivere in mezzo a questo campo minato fatto di ospiti stranieri senza auricolare per la traduzione, vallette con la capacità lessicale di un bradipo e impossibili e contorte biografie degli artisti. Tutto questo per portare a casa la pagnotta, salvare la faccia e non ridursi come Gabriel Garko e il suo essere costantemente in buffering peggio di un video in HD con il modem a 56k. Gabriel Garko e la sua mono espressione da  foto romanzo porno che distrugge la lingua italiana ogni volta che cerca di portare a temine un discorso.

Gabriel Garko come simbolo ed elogio ultimo al totale, insensato e sconclusionato San Remo 2016. Lui e tutti gli altri artisti che coscienziosamente si avviano al patibolo san remese.  Avanzi delle portate principali dei vari talent e boy band rimescolate condividono il declino di un Ruggeri che si spaccia per l’ultimo vero punk, un Morgan che spaccia e basta e l’ennesima riprova che l’Ariston è l’ultima grande speranza di arrivare a fine mese per una moltitudine di pseudo-artisti sul viale del tramonto.  E via così passando per gli applausi scroscianti per Elio e le storie tese che portano una canzone che prende in giro le canzoni del festival, per arrivare  allo Zero Assoluto dove uno dei due fa il playback dell’altro.

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Così stasera potrai assistere ad un nuovo flagello mediatico e verrai totalmente rapito dalla sua messa inscena goliardica e priva di senso, nell’unica serata (quella delle cover) che ha una parvenza di velleità artistica. Poi scopri che Patty Pravo farà una cover di sè stessa e allora si genererà un paradosso spazio temporale che inghiottirà tutti noi e ci risveglieremo ignari di tutto in un mondo nuovo. Un mondo dove Beppe Vessicchio è Presidente del Consiglio e lo Stato Sociale vince San Remo giovani.

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Daje Beppe

 

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