Sei abbastanza donna per sopravvivere? – BITCH PLANET la recensione

Sarà che tu sei una brutta persona, ma quando senti parlare di femminismo la prima cosa che ti viene in mente sono delle ascelle non depilate. Si, sei una brutta persona e vivi di luoghi comuni. Come tutti. Forse è così, o forse ti risulta inconcepibile il fatto che nel 2016 siamo ancora qui a discutere di disparità dei sessi, discriminazione e violenza sessuale. Termini, idee o comportamenti che in una società che si definisce moderna non dovrebbero nemmeno esistere, ma che purtroppo ci sono. Così quando senti parlare di un fumetto femminista parti un po’ prevenuto, nel senso che utilizzare certi temi sociali come filo conduttore, a volte può essere un’arma a doppio taglio che va a ferire proprio il concetto che con tanta foga si cercava di difendere. Ecco, Bitch Planet invece non sbaglia e il coltello lo rigira nella piaga.

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Amen

Definire Bitch Planet un fumetto femminista è, oltre che riduttivo, quasi insolente. Bitch Planet è molto di più e ha dentro molta più cattiveria di quello che si può pensare. Utilizzando il classico espediente del dispotico futuro non troppo lontano (anche se in realtà è più un presente rivisitato), questa serie si permette di gonfiare e pompare alcuni difetti della società moderna, di ridicolizzarli e renderli allo stesso tempo molto inquietanti. Nonostante i passaggi comici ci siano (lo spot sul verme solitario è qualcosa di geniale), non ti sei piegato dalle risate come per Sex Criminals, perché qui non è l’ironia a trascinare la lettura, ma piuttosto il senso di disagio e rivalsa che si portano addosso i personaggi femminile di Bitch Planet.

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Finirete per adorarla

D’altronde non c’è molto da ridere in un mondo in cui la donna è sottomessa alla figura dell’uomo. Del Padre. Sottomessa, ma non schiava. Perché chi segue le regole dei padri, le regole scritte dagli uomini, può vivere una vita tranquilla e felice. Ma chi sgarra, chi non rientra nei canoni estetici dettati dagli uomini viene condannata ed esiliata sul pianeta prigione chiamato ironicamente Bitch Planet. Insomma chi non si adegua, chi non si sente rappresentata dal modello di perfezione imposto, chi non è compiacente diventa un problema da estirpare.  Troppo grassa. Troppo magra. Troppo lesbica. Troppo nera. Troppo come-andrà-a-loro-di-giudicarti-oggi.

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Alla fine di ogni volume ci sono queste finte pubblicità

Kelly Sue DeConnick (sceneggiatrice) e Valentine DeLandro (co-autrice e disegnatrice) dipingo questo mondo assurdo, ma stranamente familiare, con tinte molto pop che ricordano gli exploitation movie tanto cari a Tarantino e Rodriguez. Bitch Planet è molto pulp e sexy, eppure il nudo quando c’è (come la sequenza delle docce) non è mai fine a se stesso e comunque privo della carica erotica che ci avrebbe messo dentro un maschio. I personaggi parlano molto e le tavole sono piene di inquadrature, ma superato lo scoglio del primo numero, che può essere un po’ complicato e sottotono, la serie poi è un crescendo. Soprattutto la gestione dei personaggi coinvolti è impeccabile, con la contrapposizione tra chi accetta il sistema e chi invece viene esclusa per la sua diversità.

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Eri un po’ reticente all’inizio, ma il primo volume di Bitch Planet ti ha conquistato. Definirlo solo un fumetto femminista sarebbe riduttivo quanto definire Fight Club solo un film dove la gente si picchia. Pubblicato ancora una volta dalla spavaldissima , negli States ed edita in Italia da quei grandi (no, non smetterai mai di fargli i complimenti) della, Bitch Planet #1 Extraordinary Machine è una foto impietosa della società. Una foto che per quanto enfatizzata o surreale che sia, parte un problema vero. Un problema che tu stesso a volte fai finta di non vedere.

 

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