Quella volta che DONALD TRUMP partecipò a WRESTLEMANIA 23

Donald Trump ormai lo conoscono tutti anche in Italia. O meglio, il suo parrucchino volante e le sue dichiarazioni leggermente razziste lo hanno fatto conoscere anche in Italia. Sarà che praticamente rischia di diventare l’uomo più potente del mondo, o sarà che i suoi comizi sono sempre fonte di trovate terrificanti, sta di fatto che Trump ha sfondato i confini americani diventando, in qualche modo, il personaggio da seguire. Sui social e non. Trump ha sempre fatto delle sue smorfie un brand, un qualcosa da vendere e monetizzare, anche perché sinceramente tu non hai mai ben capito che cosa facesse, o faccia. O abbia intenzione di farà, muri a parte. Sai che è ricco e che lo è diventato vendendo case. Sta di fatto che quando si è cominciato a parlare di Corsa alla Casa Bianca di Donald Trump a te è venuto in mente di averlo già visto da qualche parte quel faccione da sberle lì. Ma non in una puntata dei Simpson.

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Tra le tante cose stupide che segui, e per cui vieni puntualmente preso in giro da amici e parenti, c’è anche il Wrestling. Prima del suo ritorno fallimentare su Italia 1, dove sostanzialmente veniva trattato come un programma per bambini, avevi cominciato a seguire settimanalmente le puntate di Raw, lo show di wrestling principale della WWE (la federazione di Wrestling più importante d’America). Poi la mancanza di tempo, il sempre maggior numero di cose a cui star dietro, e di base il fatto che vivendo da solo non ti va di spendere 40 euro al mese per delle cose che trovi in streaming, ha fatto si che ora segui il Wrestling molto più saltuariamente. Saltuariamente vuol dire una volta al mese per i Pay-Per-View (PPV) , cioè quegli eventi speciali a pagamento che ospitano (o almeno dovrebbero) i match più importanti. Dove vengono messi in palio i titoli, si chiudono le faide e si usano le scale o le gabbie. Il più importante e più seguito PPV è WrestleMania, praticamente il Superbowl del Wrestling. Il lunghissimo, barocco  e pomposo super mega evento . Insomma, il posto perfetto per uno come Donald Trump.

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I am a real American

WrestleMania 23 si tenne il primo Aprile del 2007 al Ford Field di Detroit. Stai parlando di “80.103 spettatori, che provenivano da 24 nazioni, da tutti i cinquanta stati americani e da nove province canadesi, hanno messo nell’economia locale 25 milioni di dollari e fatto di questo evento il più profittevole nella storia della WWE (con oltre 5,38 milioni di dollari in biglietti venduti)” Tanto per dare l’idea dei numeri stratosferici che muove il Wresling negli States. E anche per far capire che  gli yankee certe cose le prendono maledettamente sul serio. Il main event prevedeva lo scontro tra John Cena e Shawn Michaels per il WWE Champion, ma il piatto forte era un altro. Il Hair vs Hair match tra Donald Trump Vince McMahon, il proprietario della WWE. Ora, il vecchio Vince ha molti punti in comune con Trump, forse anche troppi. E forse proprio questa affinità elettiva ha spinto i due a mettere in piedi quella che fu una vera e propria baracconata. In effetti entrambi hanno ereditato dai rispettivi padri una società ben avviata, entrambi hanno aumentato i profitti in maniera esponenziale ed entrambi hanno fatto sì che la loro faccia, il loro nome, diventasse una brand su cui lucrare fino all’ultimo. Da una parte Trump ha messo la sua faccia ovunque, anche su delle bistecche, dall’altra McMahon ha vestito lui stesso i panni del wrestler impersonando il padrone autoritario e meschino da sconfiggere.

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Gimme five all right

Hair vs Hair è una stipulazione speciale di match che prevede che a chi perda vengano rasati i capelli. Vince McMahon è sempre stato molto furbo nel giocare con il suo ruolo, utilizzando le caratteristiche che il pubblico sente come negative (cioè soldi e potere) per enfatizzarle ed esasperarle nel suo personaggio. Anche in questo match McMahon è il cattivo, il padrone dell’azienda talmente sfrontato da lanciare la sfida ad uno degli uomini più ricchi e arroganti d’America. Trump fa la parte del buono, del miliardario che fa letteralmente piovere soldi dal cielo, ma allo stesso tempo mette in palio quello che il suo tratto più distintivo, ma anche il più preso in giro: il parrucchino. Ovviamente al match non presero direttamente parte né McMahon né Trump, bensì due wrestler scelti come loro rappresentanti, Bobby Lashley per Trump e Umaga per McMahon. Tanto per dare l’idea del clima di sobrietà che c’era quella sera, il match venne chiamato: Battle of Billionaires.

Dopo la sessione didascalica alla Piero Angela, quello che ci sta ora è un bel che fine hanno fatto degno dei migliori articoli sul ventennale di qualche serie tv. Roba che mette adosso una tristezza enorme e ti fa sentire subito vecchio, lo sai.

  • “Bobby” Lashley circa un anno dopo quel match ha lasciato la WWE a quanto pare per alcune cose non molto carine dette sul suo blog riguardo proprio alla federazione. Gente permalosa quella di Stamford. Tutt’ora lotta in TNA, che per un periodo è stata la principale avversaria della WWE in America a livello di seguito di pubblico.
  • Umaga  invece ci ha lasciato, nel senso più fisico del termine. Dopo essere stato licenziato per non aver superato per la seconda volta il Wellness Program, nel giugno del 2009 è morto per un arresto cardiaco, ma alcuni particolari della morte (la perdita di sangue da naso e bocca) lasciano pensare che la scomparsa sia stata causata da abuso di farmaci e sostanze illecite. Ovviamente la WWE, nota per la sua sensibilità, ha fatto finta di niente e semplicemente eliminato Umaga dalla storia della federazione.
  • Stone Cold Steve Austin che è quello pelato vestito da arbitro (l’altro è Shane, il figlio di Vince) che nel match fa appunto l’arbitro speciale, fa ancora le sue comparsate praticamente ogni santa WrestleMania. Dopo essere stato uno dei migliori wrestler di sempre e dopo aver avuto una lunghissima faida negli anni ’90 proprio contro McMahon, ora è finito a fare il cagnolino ammaestrato per la WWE. In sostanza quando c’è bisogno del personaggio che non si fa comprare per fare da giudice durante uno scontro, sta sicuro che chiamano lui.
  • WrestelMania quest’anno tocca quota 32, che se ruoti fa 23. Chiaro indizio di un complotto. Si svolgerà il 3 aprile 2016 presso l’AT&T Stadium di Arlington in Texas. Voci di corridioio dicono che ci sarà anche Donald Trump in veste di ospite speciale.
  • Vince McMahon alla venereanda età di 70 anni fa sostanzialemente quello che fanno tutti i vecchi: rompe i coglioni. Molti addossano a lui i problemi di gestione che denunciano molti atleti e il calo di qualità che sta subendo la WWE in generale. Afflitto da una leggerissima forma di megalomania nel 2006 ha affrontato Dio.
  • Donal Trump  il 25 febbraio 2013 è stato ufficialmente inserito nella WWE Hall of Fame, assieme tutti i migliori lottatori della storia della WWE. Loro e Arnold Schwarzenegger. Ora vuole diventare President of the United States of America. Sai com’è: ogni popolo ha i politici che si merita.

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