La Buona Scuola – DEADLY CLASS, la recensione

A dire il vero il primo volume di Deadly Class, cioè 1987. Gioventù Reganiana, lo hai preso un po’ a scatola chiusa. A convincerti non sono stati i nomi coinvolti nel progetto, ma il fatto che la copertina del volume fosse dannatamente tosta. E poi comunque era un periodo in cui il tuo PIL viaggiava costantemente in positivo e ti sembrava il caso di concederti un doveroso regalo, senza pensarci tanto sù. Sta di fatto che un paio di settimane fa è uscito, sempre edito dalla Panini, il secondo volume di Deadly Class 1988. I Ragazzi Del Buco Nero e neanche stavolta c’hai pensato tanto sopra prima di prenderlo. Questa volta non centra lo stato di salute del tuo conto corrente, ma centra il fatto che Deadly Class ti ha travolto.

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Ok, la versione cinese non centra nulla. Ma era solo per rendere l’idea.

L’altra grande verità dietro Deadly Class è che tu, a memoria, non hai grandi ricordi di Rick Remender. Questo vuol dire che nella tua testa il caro Rick non ha scritto nulla di veramente interessante,o che valesse la pena di ricordare. Anche perché, così su due piedi, il suo nome lo leghi all’ultimo cross over pre-Secret Wars di casa Marvel. Quel AXIS che hai trovato abbastanza deludente. Poi a cercare meglio nella sua pagina di Wikipedia viene fuori che Remender ha lavorato nel campo dell’animazione prendendo parte a film come il floppone che fu Titan EA, ma soprattutto quel capolavoro ingiustamente dimenticato che è Il Gigante Di Ferro. Ecco, ora tu a Rick vuoi un sacco di bene e sei convinto che si meriti tutto il tuo più profondo rispetto.

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Smetti di fissarmi così che mi viene da piangere

Sentimentalismi a parte, Deadly Class è l’ennesimo ottimo prodotto di casa Imagine. La stessa che più volte hai citato su queste coordinate per essere la casa editrice di Sex Criminals, Bitch Planet e del capolavoro assoluto che è Saga. Deadly Class, a differenza loro, però non punta tutto su una trama sorprendente o comunque originale, ma piuttosto sul carisma dei personaggi coinvolti. Infatti, anche se con le dovute differenza d’età, questa serie ti ricorda molto I Guerrieri Della Notte di Walter Hill, film che tu personalmente adori. Ad accomunare le due opere non è tanto l’ambientazione, infatti Deadly Class ha a che fare con una scuola clandestina dove si addestrano dei giovani assassini, ma con la divisione in gang, o meglio tribù. Proprio questa muti etnicità marcata, e forse anche un po’ stereotipata, fa decollare da subito la serie dandogli uno stile tutto suo. Mettici dentro qualche crisi adolescenziale e le classiche incasinate storie d’amore e ottieni un Bayside School senza Preside Belding o Screech, ma piena si coltelli, mazze e pistole. Belle, bellissime cose.

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Lei è Saya. Credo di amarla.

Altro punto a favore della serie, e merito maggiore di Remender, è quello di usare un tono adulto, anche sboccato, per dare voce ai suoi personaggi. Sono tutti giovani, disadattati e ai margini di quello che è il Grande Sogno Americano. Quindi le loro storie parlano di soprusi, droga e sesso. A volte Remender pesta l’acceleratore e allora si lascia andare in situazioni comiche o super violente degne del miglior Garth Ennis. Anche qui, magari sei tu ad avere certi riferimenti, ma ti sembra che Deadly Class debba molto al Preacher di Ennis per il modo di gestire alcuni personaggi eccentrici e anche nello spunto iniziale della storia di Marcus, il protagonista. Insomma, dietro al lato più pulp e comico, c’è una serie che parla di giovani messi davanti a scelte e a situazioni molto, molto più grandi di loro, con tutti i complessi che queste genere di casino può generare. E scusa se è poco.

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Educazione Reganiana

Ma il vero motore di questa serie, e anche il vero motivo per cui questo Deadly Class ti ha così rapito, è principalmente uno e si chiama: Wes Craig. Un lavoro impeccabile quello di questo canadese che a te era sconosciuto. Ci sono momenti in cui ti sei veramente fermato ad apprezzare le sue tavole, rapito dalla loro complessità, ma allo stesso tempo dalla pulizia del suo tratto, caratteristica questa che tu apprezzi sempre molto. E’ incredibile come Craig  riesca ad accelerare il ritmo e a renderlo frenetico e folle come nel miglior Crank. L’inseguimento in moto, nel primo numero, o il combattimento allucinato, verso la fine del primo volume, sono due esempi concreti della grandissima abilità di questo disegnatore.

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4 su 5, perché Deadly Class non sarà un capolavoro assoluto, ma resta una delle cose più adrenaliniche, divertenti e fuori di testa che hai letto ultimamente. Forse il secondo volume, che raccoglie i numeri dal 7 all’11, è leggermente inferiore al primo. O molto più semplicemente i primi numeri ti hanno spiazzato perché non sapevi minimamente a cosa andavi incontro. Una lettura che consigli a tutti quelli che cercano un fumetto carico di azione e carisma, una serie che ha grosse potenzialità e ancora molto da dire. Per ora son solo ragazzini, lascia che si picchino un po’.

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