IL LISTONE DEL MESE – Aprile 2016

Torna sempre meno puntuale come il mese scorso, il listone di tutte quelle cose che hai visto in tv, al cinema o nel libero mondo dell’internet. Film più o meno nuovi, più o meno brutti, più o meno film. Anche questo mese hai indetto il tuo personalissimo premio, che sta volta va ad un film italiano, che batte la concorrenza. Nonostante tra la concorrenza ci siano polpette volanti, stanze, branchi di lupi, un certo Davis e Will Smith che piazza il figlio. Come si fa in Italia.

PIOVONO POLPETTE

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Film d’animazione del lontano, lontanissimo 2009. Non l’avevi mai visto, anche se te ne avevano sempre parlato bene, ma tu sei uno di quelli che snobbano le cose quando gliele consigliano, per poi pentirsene. Film super divertente e super frenetico che un po’ fa la parodia dei disaster movie tipo Armageddon o Twister, un po’ gioca con il ruolo del nerd incompreso, ma geniale. Quello che tu vorresti essere, o speri di essere. La cosa che ti ha fatto apprezzare ancora di più Piovono Polpette è che non sta li tanto a far denunce sociali, che si potevano infilare ovunque, a lui interessa intrattenere e divertire. E ci riesce benissimo. Magari recuperi il seguito andando avanti, ma per ora va bene così. Eri sicuro che i produttori o i registi centrassero qualcosa con il prossimo LEGO Batman, ma a cercare bene sull’internet ti sei sbagliato.

A PROPOSITO DI DAVIS

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Tu sei un grande fan dei fratelli Coen, praticamente in ogni loro versione. Bene o male ti sono piaciuti tutti i loro film, anche se come dice Zerocalcare Fargo, Nonèunpaesepervecchi, Il Grande Lebowsky te li caricano di default quando compri un cervello. Vero sì, ma tu trovi stupendi anche roba minore come A Serious Man o Burn After Reading. Per non parlare del bellissimo L’Uomo Che Non C’Era. Alla fine anche A Proposito Di Davis è un film minore dei fratelli Coen. Uno di quelli fatti perché gli andava di farlo, senza grosse ambizioni o mire particolari. Un bel film, uno di quelli che apprezzi meglio solo se già hai visto qualcosa di loro, perché dentro c’è tutta la filosofia di Joel e Ethan Coen e il loro modo di vedere e raccontare la vita.

ROOM

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Questo film ti aveva incuriosito sin dalla comparsa del primo trailer, tanto da finire sulla tua Watchlist di IMDb. Non pensavi però che una produzione così piccola, riuscisse a far così tanto parlare di sé, fino ad arrivare alla notte degli Oscar e vincere anche un premio (quel di Miglior Attrice Protagonista). Anche se il vero vincitore è Jacob Tremblay il bambino, perché sì è un bambino, vera scoperta e punto di forza del film. Room, senza il The davanti altrimenti rischiate di incappare nel peggior film della storia del cinema (true story), merita tutti i premi e gli elogi ricevuti in quest’ultimo anno. Il film è diviso nettamente in due parti, la prima più claustrofobica e carica di tensione, e una seconda più introspettiva e psicologica. La seconda parte ha secondo te un potenziale enorme, purtroppo leggermente azzoppato dalla durata, perché ci avresti aggiunto volentieri una mezz’oretta in più. Un consiglio: non guardate il trailer, visto che praticamente spoilera tutto il film.

THE WOLPACK

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Se quella di Room è una storia inventata, ispirata ad una storia vera, quella di The Wolfpack è una storia vera, e basta. La storia dei sette fratelli Angulo nati e cresciuti nel Lower East Side di Manhattan vivendo segregati in casa, uscendo un massimo di nove volte all’anno. E qualche anno, pure neanche quelle. Il documentario, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Sundance, racconta con occhio discreto e mai invadente la vita assurda di questi sette ragazzi (e della loro madre), attraverso loro parole. L’egemonia di un padre/Dio allucinato e allucinante quanto la sua visione della vita, la vita stessa dei sette fratelli influenzata da questa presenza e dai film, unico modo per conoscere il mondo che c’era fuori. Un film nel film che racconta una vicenda paradossale eppure vera. Una di quelle storie che ti fa apprezzare il fatto di essere cresciuto in un piccolo paesino con dei genitori normali.

AFTER EARTH

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Questo enorme passo falso di M. Night Shyamalan l’hai visto una sera distrattamente su Paramount Picture, il nuovo canale del digitale terrestre per poveri che non possono permettersi Sky. Un occhio seguiva il film, mentre l’altro cazzeggiava nell’internet. Avevi sentito parlare male, se non malissimo, di questo film, e già solo il trailer aveva smontato qualsiasi tua forma di interesse. A dire il vero non parte così malaccio, e può sembrare il classico prodotto per bambini/ragazzini da portarsi dietro fin quando si è grandi, per ricordarlo con nostalgia molto meglio di quello che è. Hai provato anche a guardarlo con quell’occhio lì, uno solo, un po’ da giovincello ammaliato, ma purtroppo da metà in poi il film non regge più e diventa la sagra del Si va ben dai in CGI. Per tutto il film c’è Will Smith che fa Will Smith papà dal cuore duro e il figlio di Will Smith che fa il figlio di Will Smith con il cuore puro. Fortuna che M.Night si è ripreso con  The Visit.

Premi Eccellenza Italiana a NON ESSERE CATTIVO

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Si, lo so. Un film del genere si meritava un post tutto suo, ma hai compensato con il premio del mese. Colpa della maledetta moda dilagante dei cinema italiani, quella di mettere in programmazione prodotti validissimi per non più di un paio di giorni, per lasciare spazio e sale a mega blockbuster di pessima qualità alla Zack Snyder. Sorte questa toccata anche a Non Essere Cattivo, film uscito nelle tue zone per pochissimo tempo e poi fatto sparire. Un vero peccato perché odi dover trovare metodi non del tutto legali per vedere dei film che invece andrebbero incentivati. Non Essere Cattivo è l’ennesimo esempio di quanto il cinema di genere italiano stia cominciando ad alzare la voce, e a dimostrare di avere tutte le carte in regola per competere con le produzioni straniere. Certo, a differenza del bellissimo Lo Chiamavano Jeeg Robot, qui hai a che fare con l’opera ultima di un regista di nicchia che ha avuto una lavorazione molto travagliata. Infatti Non Essere Cattivo ha più punti in comune con Suburra per ambientazione e tematiche, che non con l’opera prima di Mainetti. Al di là di questo, Non Essere Cattivo è un film crudo e crudele, che racconta la periferia italiana distrutta e disintegrata dalla droga, attraverso la vita di due amici. Uno è un bravissimo Alesandro Borghi, già Numero 8 nel film di Sollima, l’altro è l’incredibile e istrionico Luca Marinelli aka lo Zingaro. La vera pecca in tutto questo è aver scoperto solo così tardi Claudio Caligari, sempre per il discorso che si faceva all’inizio di non badare mai tanto ai consigli.

 

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