Serious Sam Goes To Hollywood – La recensione di HARDCORE

Serious Sam è un FPS (First Person Shotter cioè spara-spara) del 2001. 15 anni che in termini videoludici sono praticamente due generazioni di videogiochi. Serious Sam era un prodotto senza mezze misure, dritto quanto un colpo di shotgun in mezzo al petto. Trama pressoché inesistente, decine di armi da fuoco e orde su orde di nemici da far fuori, sempre più numerosi e sempre più giganteschi. Il tutto condito con una sana dose di ironia e nonsense che fece diventare questo piccolo prodotto di una software house croata, un cult. Serious Sam era divertimento allo stato puro. Frenetico, adrenalinico e iperviolento. Ecco, tutto questo in 95 minuti è Hardcore. Tutto questo, con qualcosina di meno.

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HUGE!

Il primo punto da chiarire è che  Hardcore non è un film che vuole sembrare un videogioco. Hardcore è un videogioco travestito da film, e non fa niente per nasconderlo. C’è la sequenza iniziale con il tutorial che ti insegna a usare i comandi. Ci sono gli intramezzi scriptati che fanno da spiegone. C’è la spalla che manda avanti la storia e ti da le missioni da eseguire. E c’è il mega boss finale da battere. Hardcore insomma non fa niente per nascondere la sua vera essenza, quello di essere un FPS Old School con  tanto di protagonista senza voce, il più classico espediente per l’immedesimazione del giocatore. Tutto in prima persona.

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Empatia

Il rischi di vomitare dopo 10 minuti c’è, e anche se il senso di stordimento nelle sequenze più incasinate rimane costante, ci si abitua dopo un po’ a questo strano punto di vista. 10 minuti dicevi, tanto dura il breve tutorial, perché poi Hardcore comincia ad accelerare e nessuno lo ferma più. Il grande merito di questo film è che ad un certo punto, grosso modo a metà (grosso modo quando spunta il carro armato), Hardcore perde completamente la testa e impazzisce. Cioè non è che gli prende male un attimo e poi si calma. No, no! Esce proprio di testa. Impazzisce di brutto. Hardcore è tipo un’auto lanciata all’impazzata in una città ai mille all’ora, mentre il guidatore sempre più fuori di testa continua a pippare e a traccannare vodka. E tu che sei il passeggero non puoi che tenere il respiro e stringerti ai sedili con gli occhi sgranati, consapevole che lo schianto è inevitabile.

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Follia

Hardcore è follia, frenesia e iperviolenza allo stato puro.  Ci sono così tante idee assurde in 95 minuti che non basterebbero 3 ore per raccontarle. Succede di tutto, ma veramente qualsiasi cosa che una persona può immaginare di vedere in un film action. E quando pensi che non ci possa stare altro, Ilya Naishuller (il regista) tira fuori un altro proiettile esplosivo dal suo caricatore.

Fin qui tutto bene insomma. Tutto così bene che se fosse stato un film girato normalmente, ti sarebbe piaciuto lo stesso. Anzi. Perché Hardcore preso per quello che è, cioè una cavalcata adrenalinica ipersanguinolenta, funziona. Funziona la regia e la capacità di Ilya, a volte veramente incredibile, di coordinare tantissimi elementi all’interno di un’unica sequenza. Funzionano le musiche e il tono super cafone e totalmente ironico del film. Funziona il sangue, anzi funzionano i fiumi di sangue sparsi, quanto funzionano le centinaia di morti che Henry si lascia al suo passaggio. Funziona anche il cattivo, un cattivo che se avesse avuto un tantino così di approfondimento avrebbe potuto dare molto, molto di più in generale al film. Insomma fin qui tutto bene, però…

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Però cosa?

E’ un però… strano quello che ti porti dietro da quando sei uscito dalla sala. Sarà che l’hai visto la sera tardi e magari eri stanco, o  il fatto che in sala ci fosse poca gente e poco coinvolta, ma sta di fatto che non ti ha così tanto esaltato. O almeno non quanto avrebbe, o dovrebbe, aver fatto visto la miriade di cose assolutamente folli di cui è farcito il film. Credi che Hardcore meriti da parte tua una seconda visione, quando il ricordo si sarà sgonfiato, per capirlo meglio. Perché se da una parte vale 10 per le idee malate, il ritmo forsennato e l’ironia generale, dall’altra ti sei trovato frastornato e disorientato da questo FPS movie. Un senso generale di intontimento misto alla strana sensazione di sentirsi poco coinvolto in tutto. Perché nonostante si viva questo tutto dagli occhi del protagonista, la scelta di non dargli una voce e un passato, ma semplicemente la funzione di involucro, ha reso praticamente nulla l’immedesimazione in Henry, facendo assomigliare tutto ad una partita giocata da un altro, mentre tu aspetti il turno.

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3 e mezzo su 5. Che non vuol dire niente, ma era tanto per mettere un voto ad uso e consumo dell’internet, dove a tutto va dato un voto. Hardcore Henry è un esperimento cinematografico che va premiato più per la sua pazzia, che per la realizzazione in soggettiva. Non è nulla di rivoluzionario e non cambierà le sorti del cinema moderno. Ma resta il fatto che Ilya è un regista con i controcazzi, uno talmente tanto folle da mettere in piedi una giostra senza cinture di sicurezza in cui tutti possono salire, a loro rischio e pericolo. E proprio questa follia che va salvata e preservata per il futuro. Nell’epoca del politicaly correct  c’è tanto bisogno di qualcosa di scorretto, misogino e ultraviolento. O almeno, tu ne hai bisogno.

 

 

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