Proudly Nerd – CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR la recensione

Era il 2008 quando uscì nelle sale il primo Iron Man, pochi allora (compreso il sottoscritto, lo ammetto) credevano in questo progetto. Ora, 12 film dopo la Marvel Studios trascina il mercato dei blockbuster hollywodiani , i suoi eroi sono diventati delle icone pop a livello globale e la gente resta in sala fino alla fine dei titoli di coda. Anche se è un film di Zalone. Ora tocca a Captain America: Civil War. Film importantissimo, che segna l’inizio della Fase 3  che porterà (forse) il Marvel Cinematic Universe (MCU) al suo epilogo finale con Infinity nel 2019. Il film sulla bocca di tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire. Il film che tutti andranno a vedere e che punta a battere qualsiasi record d’incasso. Ma la cosa veramente bella di tutta questa sovraesposizione mediatica è che non si sono dimenticati di te. Chi sono io? Quello che da anni compra e legge i loro fumetti.

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Uno dei due sa cos’è una femmina

L’altra sera hai avuto l’occasione di rivederti Captain America: The Winter Soldier, e se non fosse che sei sentimentalmente troppo affezionato al primo Avengers, lo incoroneresti tranquillamente come Miglior Film Del MCU. Ma, purtroppo, al cuor non si comanda. Di Anthony e Joe Russo quindi ti fidi a scatola chiusa. La loro incredibile capacità di dirigere delle sequenze d’azione spettacolari, frenetiche ed estremamente complesse, ma mai caotiche o confuse, credi sia un dato di fatto inattaccabile anche da chi non è un fan dei cinecomic. Il problema di Civili War se mai era quello riuscire a gestire un numero così ampio di personaggi, dando ad ognuno il loro piccolo spazio, mentre la lotta tra i due leader cresce d’intensità. Insomma, dare un minimo di spessore a tutti che giustifichi la loro scelta di schieramento all’interno di quella che è, alla fine, una lotta fratricida d’ideali. Con 12 personaggi coinvolti, di cui 2 nuovi da presentare, orde di Marvel Fan propensi all’utilizzo della lapidazione come deterrente per ogni minimo errore  e “solo” 140 minuti a disposizione, capisci come il gioco comincia a farsi impegnativo.

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Chi manca in questa foto? Indizio: ha zia gnocca.

A differenza della concorrenza, la Marvel è da 8 anni che lavora sui sui personaggi e sul suo pubblico. Così non c’è bisogno ogni volta del mega spiegone su chi sia uno, o l’altro. E anche i due nuovi aggiunti della compagnia, vengono introdotti solo con un paio di sequenze a loro dedicate che ne tracciano i confini morali e di ideali. Dialoghi asciutti, precisi e diretti. Qualche battutina per stemperare. Un sacco di botte ed esplosioni. Shakerare con cura ed ottieni il perfetto cocktail Marvel. Certo, l’evoluzione psicologica più complessa nell’arco dei vari film è quella di Tony Stark, che passa da playboy sborrone e miliardario a uomo maturo e acciaccato che riflette conseguenze delle proprie azioni. Ma ti piace tantissimo anche Steve Rogers, il vero capitano e condottiero morale degli Avengers. La Vedova Nera sempre in bilico tra ciò che è meglio per lei e ciò che è giusto fare, un po’ come le scelte di Barton. Rhodes e Wilson (ma quanto spacca i culi questo Falcon?) sotto-generali pronti a tutto per difendere l’onore dei loro condottieri. E poi gli sguardi languidi tra Scarlet e Visione che un po’, da lettore di fumetti, ci speravi un sacco di vedere.

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Anche gli androidi senzienti che sparano raggi laser dagli occhi hanno un cuore

E sono proprio queste piccole cose a rendere enorme questo Captain America: Civil War, e più in generale tutto il mega progetto MCU. Perché la Marvel non si dimentica dei suoi fan, di chi, come te, i comics li legge. E allora ecco che quando Ant-Man fa quella cosa là (quell’enorme cosa là), ti sei esaltato come un bambino. Anzi, di più. Ecco allora che questo Spider-Man è più Spider-Man di tutti i Tessiragnatele cinematografici messi insieme. Perché Peter Paker è un’adolescente, logorroico e nerd. E Pantera Nera è un dannatissimo bad-ass con la lancetta del carisma a diecimila. Uno che non parla molto, ma agisce tantissimo.

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ROOAAARRR

Una delle cose che ti avevano più infastidito di Batman V Superman era la poca attenzione per il materiale, o meglio per la mitologia, d’origine. Che cosa c’era de Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, opera a cui diceva di fare pieno riferimento, nel film di Snyder? Praticamente niente. Forse solo l’armatura di Batman. Più o meno quello che ha in comune Creep dei Radiohead con la cover di Vasco. In casa Marvel invece sono proudly nerd. Orgogliosamente nerd. E non hanno paura di dimostrarlo. C’è un androide che passa attraverso i muri e una tipa che fa la strega. C’è un ragazzino che si arrampica sui muri che vuole giocare a fare l’eroe. Chissenè come dicono i giovani. Questo è il nostro mondo, queste le nostre regole. Qui è dove possiamo fare la voce grossa e sentirci dei duri, senza mai prenderci troppo sul serio.

5

5 su 5. Anche se per ora non scalza Avengers dal primo posto, ma poco ci manca. Avevi un po’ paura che quel Civil War del titolo fosse solo un espediente, un modo per abbindolare i fan e vedergli un misero battibeccho tra amici al bar. Solo che gli amici sono dei supertipi e il bar è un aeroporto. Invece la frattura all’interno del gruppo c’è. E arriva con un colpo di scena finale ben assestato, che ti ha spiazzato. Con uno scontro finale fisicamente ed emotivamente potentissimo. Con un’inquadratura, un fermo immagine, su cui hai alzato i pugni al cielo. Un frame che richiama l’immagine simbolo del Civil War a fumetti. Perché il fumetto, per quanto banale, è un media fatto d’immagini e di pose. E non basta solo copiarle e metterle in fila per farci un film. Le devi saperle cogliere e farti entusiasmare da loro. Ma soprattutto le devi capire e adorare. Ma questo è un discorso da nerd.

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