IL LISTONE DEL MESE – Maggio 2016

Passata la sbornia post-Captain America: Civil War, puoi prendere in mano quello che avevi lasciato per strada. Si ricomincia con il LISTONE DEL MESE che, a differenza dei precedenti, non tratta di cinema. Purtroppo il tempo libero scarseggia e finché non riuscirai a convertire i like sui post in buoni pasto, ti tocca continuare a buttare via ore preziose per un misero lavoro da operaio.  Ore che occuperesti volentieri sul divano a leggere, o a riguardarti tutta la seconda stagione di Daredevil.  Ma basta divagare. Partiamo con il Listone Di Maggio con un p0′ di consigli su cosa leggere e su cosa magari evitare. Che già di tempo ce n’è poco, meglio sprecarlo bene.

 

AVENGERS: STANDOFF

Primo mini-cross-over di casa Marvel dopo Secret Wars, in attesa del vero blockbuster di quest’anno, il tanto chiacchierato Civil War II. Mini perché riguarda solo le testate che coinvolgono gli Avengers. Solo perché ormai lo è chiunque, come i fan del Leicester. Miniserie francamente trascurabile, con una buona idea di partenza che poi scema nel vuoto assoluto. Solita scusa per riportare in vita un vecchio supereroe  (o meglio il suo brand), riesumare una caterba di nemici si quart’ordine e vendere copie qualche copia più.  Alla fine tutta l’operazione serve solo a trovare una scusa per svecchiare Steve Rogers in vista dei suoi 75 anni editoriali . Delle 16 uscite che compongono il cross-over, vale la pena leggere il primo (Avengers Standoff: Welcome to Pleasent Hill #1) e l’ultimo  volume ( Avengers Standoff: Assault on Pleasent Hill Omega #1). Tanto per capire di che si tratta, ecco.

RINGO

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Lo sai, più in ritardo di te c’è solo il tuo amico che ha appena finito di vedere Fringe. Sta di fatto che Orfani ha segnato il tuo ritorno in casa Sergio Bonelli Editore, dai tempi del molto (molto) trascurabile Demian. La prima stagione di Orfani (Orfani e basta), ti era piaciuta molto, magari non ti aveva esaltato così tanto da gridare al miracolo e correre a tatuarti la facciazza del Boy Scout e soci, ma era comunque un ottimo prodotto. Carismatico, potente e con quel pizzico di innovazione di cui si sentiva veramente il bisogno. Ringo, che non è altro che la seconda stagione, aumenta le dosi di testosterone e potenza visiva dei primi 12 numeri e alza l’asticella della qualità. Per certi versi, nel suo essere più crudo e maturo nella narrazione e nel non cercare per forza il colpo di scena finale, supera la prima stagione. Per te pecca solo nel rendere un po’ troppo autoconclusivi i singoli numeri. Certo, più lineare, ma non per questo meno potente. E per quel che riguarda Fringe, beh, tu neanche l’hai mai cominciato.

UT

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La fase di rinnovamento, o meglio di svecchiamento della Bonelli (vedi l’imminente Nathan Never Annozero), passa anche attraverso il lancio di nuove serie che promettono di essere rivoluzionarie. O anche solo innovative. Il più classico dei trucchi di marketing, a cui tu puntualmente abbocchi. A Morgan Lost e alla sua bicromia nevosa, hai lasciato il tempo di 2 numeri per diventare amici, ma purtroppo non c’è stato verso. Non ti è piaciuto, l’hai trovato sconclusionato e un po’ banale. Così ad UT ti sei avvicinato con diffidenza, pronto ad abbandonare la serie, o meglio la mini-serie, già dopo il primo numero. Ad oggi le uscite sono 2, e non hai assolutamente intenzione di mollare questa storia in bilico tra la fiaba allucinante e racconto dell’orrore. Ti è piaciuto tantissimo questo viaggio schizofrenico e malsano per le vie del mondo di UT, e sei sempre più curioso di capire chi, o cosa, si nasconda dietro quella maschera. Esistono due versioni differenti, una per le edicole e una per le fumetterie, con un sovraprezzo per le senconda che ha copertine variant e contenuti extra. Consigliatissimo, per te la vera scommessa vinta della Sergio Bonelli Editore. E bravo Roi.

SOUTHERN BASTARDS

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Attendevi da molto l’uscita italiana di questo volume, per diversi motivi. L’ambientazione (il sud rurale e rozzo degli Stati Uniti d’America), l’autore (lo stesso Aaron che sta gestende eggreggiamente la serie di Star Wars) e la casa editrice (come sempre l‘Imagine). Terza serie loro pubblicata sotto il marchio 100%HD Panini, dopo il deludente Lazarus e il bellissimo Deadly Class, ad arrivare nel Bel Paese con vagonate di recensioni positive. Sinceramente ti aspettavi qualcosa di più, anche se non sai bene cosa. Forse un po’ più di ferocia intellettuale nel rappresentare questi bastardi del sud. La ferocia invece è più fisica e violenta. Non un brutto volume, ma ti aspettavi più un hambuger agrodolce alla McCarthy, invece ha più il sapore pulp di una salsa barbeque alla Tarantino. Anche se potrebbe sembrare un volume autoconclusivo, contiene solo i primi 4 numeir della serie. Serie che, nonostante le tue perplessità, sei convinto di seguire fino alla fine. E su cui sei pronto a ricrederti.

Premio Cuore Pulsante a KOBANE CALLING

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La verità è che tu sei sempre stato un po’ distante dal fenomeno ZeroCalcare, non tanto per il prodotto in sé, ma più che altro per una sana invidia che ti ha portato a diffidare da lui. Perché lui ce l’ha fatta, e io no. Superata questa crisi pre-adolescenziale, e molto femminile, sei diventato un super fan di ‘Calcà. Al di là dell’ovvio legame sentimentale che si è venuto a creare con il suo blog, ovvio perché i riferimenti culturali (e se vuoi anche sociali) alla fine sono quelli e ti viene facile sentirti rappresentato, credi che se doveva dimostrare di essere qualcosa di più a qualcuno (e quel qualcuno in questo caso sei tu) lo aveva già fatto con il precedente Dimentica Il Mio Nome. Libro che tu hai veramente adorato. Nonostante sia un reportage di guerra, Kobane Calling contiene tutta l’autoreferenzialità tipica di ZeroCalcare. E ritrovare i suoi personaggi, o i suoi cavalli di battaglia (maledetti plumk cake), all’interno di un ambiente così diverso, trasforma un documentario di Sky Tg 24, in una chiacchierata sincera con un amico. Proprio questa sincerità nel raccontare le cose è la vera forza di questo libro. Non un un reportage da una zona di guerra, ma il racconto vero di chi ci è stato tra le macerie, con le parole di chi quella guerra la combatte. Uomini e donne (poco più che ragazzine), volti di una resistenza estenuante che non può lasciare indifferenti. L’onesta con cui riporta le cose, e la capacità di descriverle e rappresentarle in maniera semplice e senza filtri, dimostrano quanto questo romanaccio, sia molto di più di uno che ha fatto i soldi disegnando storiette. Uno che  ci mette il cuore in certi progetti, quel cuore pulsante al centro di Kobane. Uno insomma che si merita tutto il successo che sta ottenendo. Anche se tu rosichi ancora.

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