La recensione di NATHAN NEVER 300 e ANNO ZERO #1

Per te, tornare a leggere Nathan Never, dopo quasi 15 anni, è un po’ come uscire con una ex. All’inizio a farla da padrona è la nostalgia, che ti fa ricordare quanto tutto fosse bello al tempo e di come le cose funzionassero bene. Poi l’ovvia conseguenza è rendersi conto che se è finita, un motivo ci deve pur essere stato. Così ecco che riaffiorano la noia, i tempi morti e i generale disinteresse a mantenere la relazione. Finisce allora che ognuno va per la sua strada, Nathan Never continua mensilmente ad uscire in edicola da quasi 25 anni e tu hai spostato la tua attenzione su altri tipi di fumetto. E’ la vita. Capita però l’occasione di rivedersi per festeggiare un anniversario importante, e allora metti su il vestito buono e ti lasci coinvolgere sperando di ritrovare quella fiamma che ormai è spenta da anni. Perché alla fine, se dopo così tanto tempo ti trovi ad uscire con un ex, di base è perché speri che la vostra storia possa ricominciare.

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Questo era il futuro nel 1991

L’ultimo numero si Nathan Never che hai letto era il 117 L’anima della città. Lo ricordi benissimo, era il 2001, tu avevi quasi 14 anni e da lì cominciava l’Età della stupidità. Un periodo buio, fatto di ormoni e insulsaggine adolescenziale, che ti avrebbe portato a non leggere più fumetti per quasi un decennio. Il motivo della separazione era dovuto alla carenza di interesse (a posteriori anche giustificata) verso l’eroe della tua infanzia che non era più così fico come un tempo. Per te povero decenne, Nathan Never era l’equivalente odierno di Wikipedia. Attraverso le sue storie, piene di riferimenti e citazioni, hai imparato a conoscere e a fare tuoi i capisaldi della fantascienza sia letteraria che cinematografica. Insomma Nathan Never fece per te quello che Adriano Celentano fece all’Italia con le sue cover americane negli anni 60.

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Il futuro oggi, 25 anni dopo

L’espediente della citazione ( o scopiazzatura a seconda dei punti di vista) poteva funzionare 25 anni fa, ma oggi il pubblico è cambiato, sono cambiati anche i suoi gusti e soprattutto internet ha aperto Le Porte Della Conoscenza a tutti. Così, trovarsi nel numero 300 di Nathan Never (Altri Mondi) un riferimento così diretto ed esplicito ad un film di fantascienza (cyberpunk meglio) di neanche 20 anni fa, ha subito demolito le tue aspettative. Ok che si tratta di un numero speciale, un numero commemorativo che in qualche modo esula dalla normale serialità, ma resta comunque il fatto che un conto è citare un’idea, quindi prenderla in prestito, un conto è copiarla, quindi ricalcarla. Ricordi che a suo tempo il numero 100 ( intitolato proprio Il Numero Cento), aveva un’idea di partenza simile, ma aveva una potenza narrativa maggiore. O forse tu sei invecchiato e sei diventato un RompiPalleMegaGalattico, visto che il sopracitato numero 100 porta ancora il prezzo in lire nella copertina.

 

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Il passato del futuro, oggi

 

Discorso lievemente diverso, ma per certi versi simile, per il primo numero di Anno Zero, la miniserie in 6 numeri che dovrebbe rinarrare, o meglio rivedere, le origini di Nathan Never. Ora, l’idea di svecchiare un personaggio riadattando le sue origini ai tempi che corrono, è un espediente usatissimo nel mercato americano, e anche se inflazionata poteva essere una buona spinta per attirare nuovi lettori. Il problema è che chi, come te, conosce le origini dietro a Nathan Never e ai suoi capelli bianchi, troverà al limite un po’ strano vederlo nero pece e apprezzerà i riferimenti e i personaggi inseriti all’interno della storia. Ma il nuovo lettore si troverà spiazzato da una storia che non da spiegazioni o punti di riferimento. Perché alla fine se non giustifichi il contesto, o almeno lo abbozzi, un lettore esterno non riesce a farsi coinvolgere da questa idea di futuro e tutto questa Operazione Rilancio finisce per assomigliare troppo ad un speciale lungo per vecchi nostalgici.

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Lo vuoi ricordare così

Insomma più che una travolgente ripartenza, l’intera operazione sembra un coccola rassicurante ai vecchi fan. Certo, la staticità paga quando si tratta di personaggi old-style (tipo Tex) rinchiusi nella loro bolla temporale. Ma una serie di fantascienza deve a tuo avviso rischiare di più ed essere più al passo con i tempi. Non proseguirai con la serie regolare, anzi il numero 300 ti ha fatto solo venire voglia di rileggerti i vecchi numeri per riscoprire la magia anni ’90 del trio Medda-Serra-Vigna, e anche le tavole spettacolari di un DeAngelis che qui hai ritrovato sottotono. Vuoi comunque vedere dove vuol andare scavare la miniserie Anno Zero, più per il fatto che è auto conclusiva, che per un vero interesse. Ora, tu da anni ormai ti sei abituato a leggere un altro genere di fumetto (quello americano) più veloce, attuale e con una forte legame interno tra i personaggi (la tanto blasonata continuity), che quindi rischia di influenzare il tuo giudizio finale. Ma lo scrive lo stesso Beppi Vigna nell’introduzione al numero 300 “Quando Nathan Never comiciò ad essere pubblicato, il mondo era molto diverso” ed è proprio questa sensazione di distacco temporale che ti è rimasta addosso una volta finito di leggere entrambi i volumi. Più che un Agente Speciale del futuro, oggi  Nathan Never sembra un 50enne che vuole parlare come i giovani, ma mentre il mondo discute di Cluod e Augmented Reality, lui parla di masterizzatori e CD-Room.

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