Suicide DC – La recensione di SUICIDE SQUAD

La verità è che non nutrivi grandi speranze su Suicide Squad, quindi di base partivi già sfiduciato. Certo, anche per Deadpool era così, ma lì almeno ti eri divertito un sacco. Il problema è che ti porti ancora addosso il ricordo del tremendo Batman V Superman, che in questo agglomerato confuso di idee che è l’Universo Cinematografico DC ne è purtroppo il traid d’union. Non a caso tra gli executive producer di Suicide Squad compare ancora lui, Zack Snyder. Che tu sia maledetto. Quindi questo film su un gruppo di cattivi-cattivi vestiti come una boy band anni 90 è proprio così brutto come tutti dicono? Si. E non fa niente per scusarsi.

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Simpatiche Canaglie: Il Film

L’unica cosa che funziona nelle 2 ore abbondanti di Suicide Squad è il trailer, questo qui per intendersi. Ve lo ricordate? Bene, potete anche evitare di spendere 8 euro per andare al cinema. Anche se non avete niente di meglio da fare, state a casa piuttosto. No davvero, è un consiglio da amico. Certo, almeno che non vi piacciano i film che non hanno un minimo di coerenza, con personaggi inconsistenti e con buchi di sceneggiatura tanto grandi e palesi che ti chiedi con quale dignità qualcuno possa mettere in piedi una baracconata del genere, e venir anche pagato.

Potresti anche sorvolare sulla trama (se ce ne fosse una), se non fosse che è una copia mal riuscita del primo Avengers. Con tanto di minaccia magico aliena che vuole distruggere il mondo. Questo doveva essere il Guardiani della Galassia della DC, il film un po’ scorretto e scanzonato che non si prende sul serio. Invece fa l’esatto contrario, si prende maledettamente sul serio, fa le pose da duro e ti parla di onore e famiglia. Tipo Fast And Furios, solo senza macchine. Ma con più tatuaggi.

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Ho i tatuaggi quindi sono cattivo

L’idea generale che hai avuto dopo la prima mezz’ora di film è che sostanzialmente la produzione non sapesse da che parte andare. Il film è continuo spiegone. Presenta e ripresenta i protagonisti continuamente, continua a dirti che sono cattivi-cattivi. Loro continuano a dire che sono cattivi-cattivi e che hanno ucciso tante-tante persone. Si atteggiano da cattivi-cattivi, ma la cosa più spinta che fanno e sfondare una vetrina per rubare una borsetta. Perché sono pazzi-pazzi. E’ una gara a chi piscia più distante, ma senza il coraggio di fare la pipì davanti al pubblico. E come se non bastasse nel mezzo ci buttano flash-back insensati, soluzioni narrative assurde (“Ho lasciato una bomba ad alto potenziale sotto la metropolitana”) e combattimenti di una noia mortale in pessima CGI. Il tutto frullato con pezzoni musicali super famosi. Perché? Perché il mixtape di Guardiani della Galassia funzionava benissimo.

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Super cattivi

Ma la cosa forse più mal riuscita di tutte è proprio il gruppo, e sbagliare questo, in un film che nel titolo ha la parola Squad, è un po’ un problema. Deadshot (aka Captain America), il mercenario privo di scrupoli che non sbaglia un colpo, non funziona neanche nella locandina se ha la faccia di Will Smith uno a cui, per carità, vuoi un bene dell’anima per essere stato il Principe di Bel Air, ma che come attore ha due espressioni: una in cui ride e una in cui fa il duro. In Suicide Squad usa per il 90% del film la seconda, che è forse quella che gli riesce peggio. Nel restante 10% viene coperto da una ridicola maschera bianco calzino di spugna ingloriosamente figlia dei fumetti. Ovvio centro morale del gruppo, ovviamente pronto alla redenzione. L’Incantatrice (aka Loki o Thor) ha un senso pari al niente, o meglio pari solo alle motivazioni che la spingono a diventare la cattiva del film e a generare dei nemici che sembrano usciti da una puntata dei Power Rangers, cose che ha fatto crescere in te spettatore quella strana sensazione di presa per il culo. Rick Flag passa di mezzora in mezzora da istruttore compassionevole, a capro espiatorio, a sergente Hartman, ad adolescente innamorato, a soldato americano, a stronzo senza scrupoli, a amico della compagnia. El Diablo è il Dominic Toretto della cumpa, con tanto di canotta e tatuaggi tanto per infarcire ancora di più di stereotipi un film che è pieno di luoghi comuni. Un cattivo-cattivo, che non vuole far del male. Captain Boomerang, Killer Croc e Katana servono sostanzialmente a niente, e per assurdo funzionano. Appena abbozzati, con un tratto caratteriale preciso che li contraddistingue. Il simpaticone scemo, il brutto e forzurto e la silenziosa e letale. Si poi c’è anche Slipknot. Forse.

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Però c’abbiamo i loghi super simpa

Ad uscirne bene dal suicidio che è questa pellicola è solo Margot Robbie e la sua Harley Quinn. Ora, al di là delle chiare doti fisiche della ragazza, sembra essere l’unica a recitare in questo film. O almeno l’unica a dare un po’ di tono al personaggio. Certo, anche il suo essere sempre matta-matta alla fine diventa fastidioso, ma almeno è l’unica cosa passabile dell’intero polpettone. E poi arriva lui. Lui. Il Joker. Quello che doveva essere il fulcro, o almeno la miccia dell’intero progetto. Quello che doveva valere il prezzo del biglietto. Quello che compare si è no 15 minuti. Il Joker coatto e tamarro più simile allo Zingaro di Jeeg Robot che al sadico e folle nemico dell’uomo pipistrello. Una cosa insopportabile, una recitazione volutamente spinta che ti ha fatto innervosire perché non da nulla al personaggio. Un criminale di quartire con i tatuaggi di Fedez che vuole fare brutto. E ripeti sono solo 15 minuti. E questo è il nuovo Joker dell’Universo cinematografico DC. Riprendetevelo nei 30 Second to Mars, per piacere.

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1 su 5. Brutto, fatto male e messo in piedi a casaccio. Magari sotto c’era anche un buon film, e non credi sia tutta colpa del povero David Ayer se è uscito questo miscuglio incoerente. Credi sia più colpa della Warner Bros che sta cercando di ricucire il ritardo che ha sulla Marvel smontanto e rimontando i film a seconda della reazione del pubblico ai trailer. Ennesimo passo falso, ennesima dimostrazione che copiare dal vicino di banco le soluzioni non serve ad ottenere la sufficienza. Ma la più grande delusione è che questo Suicide Squad è l’ennesima dimostrazione che non serve fare buoni film per guadagnare, basta saperli vendere bene. E in questa trappola ci continui a cadere.

 

 

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