Tra Fiaba e Follia – La recensione di UT (Bonelli)

Con il tempo hai capito che le idee che funzionano meglio, sono quelle più semplici: Jon e Suzie scoprono che dopo l’orgasmo possono bloccare il tempo, quindi decidono di cominciare a rapinare le banche. Ecco, se dovessi riassumere la trama di UT in due parole, non sapresti quali usare. Forse perché UT non ha bisogno di una trama. UT è a metà tra una fiaba e un racconto dell’orrore. UT è un viaggio. Folle, e scombinato, ma pur sempre un viaggio fantastico.

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Mettere in chiaro le cose

Il tuo ritorno a casa (dove per casa si intende la Bonelli), dopo essere stato per anni (molti anni fa) un accanito lettore di Nathan Never, lo si deve in qualche modo anche a questa miniserie in 6 episodi. Che la Bonelli stia cercando di rifarsi il look, è abbastanza chiaro. Vedi il rilancio di Dylan Dog di qualche tempo fa, o l’attuale riscrittura delle origini proprio di Nathan Never. Che questo processo funzionasse e che portasse idee nuove e interessanti (tipo la saga di Orfani) in grado di riportati mensilmente eccitato come da bambino in edicola era, almeno da parte tua, meno prevedibile. Tanto che UT, dal tuo punto di vista, è un po’ l’emblema di questa evoluzione (rivoluzione) in casa Bonelli.

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Lucidità

Due nomi grossi della squadra bonelliana schierati. Da una parte Corrado Roi che ci mette il soggetto e il suo inconfondibile tratto, dall’altra parte Paola Barbato che riesce a dare un’ordine alla follia, mettendo in fila le idee strampalate di Roi. Ne esce così una miniserie (in tutto 6 volumi) completamente fuori dagli schemi classici della Bonelli che magari può non piacere a qualcuno, ma che a te ha semplicemente folgorato. E’ la lucida pazzia di cui è colmo il mondo, o meglio le vie, dove girovaga UT  che ti ha colpito più di tutto. Un universo narrativo al di fuori del tempo, dove non esistono più gli uomini, ma figure, esseri antropomorfi senza età. Un viaggio, come dicevi prima, più che una vera storia. Una fiaba, come racconta lo stesso UT, più che un vero racconto. Una fiaba tetra e a tratti quasi malinconica, che ti ha rapito.

5

5 su 5 per te. Un piccolo gioiellino che se fosse arrivato da oltre oceano, ci scommetti, in molti avrebbero gridato al miracolo. Invece è un ottimo fumetto fatto in Italia, che per quanto strano sia, lo consiglieresti a chiunque. Anche se a pensarci bene ora, letti tutti e 6 i volumi, non ti è ancora ben chiaro il senso di tutto, ma in un certo senso va bene così. Lo rileggerai con calma questo UT, e magari ti sarà tutto più chiaro sapendo già dove vuole andare a parare, ma non credi che sia quella l’essenza di questa serie. UT vuole essere un esperimento. La dimostrazione che si può rischiare e uscire da schemi rigidi (anche graficamente oltre che a livello narrativo) conservati per troppo tempo. Certo, come tutti i cambiamenti ci sarà qualcuno che si lamenterà e dirà che era meglio prima, ma tu credi che questa sia la strada giusta. Per chi legge, per gli autori e per la Bonelli. Anzi, per il fumetto italiano in generale.

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