Spider-Man 11 Settembre, 15 anni dopo

Dicembre 2001. Negli Stati Uniti esce Amazing Spider-Man (Vol 2 ) #36. Una copertina completamente nera dove campeggia solo il nome della testata. E’ il numero post 11 settembre. L’Uomo Ragno, il personaggio simbolo della Marvel, divenuto negli anni il super eroe simbolo di New York, si confronta con la realtà. Quella più tremenda e tremendamente vera degli attentati dell’11 settembre. Un volume di 22 pagine che divide, e continua a dividere, critica e pubblico. A testi c’è  J. M. Straczynsky sceneggiatore regolare della serie, mentre ai disegni John Romita Jr, uno dei tratti più caratteristici della Casa delle Idee. Ma che effetto fa oggi, a 15 anni di distanza, rileggere quelle pagine?

Amazing Spider-Man#36 si apre con una delle splash-page più d’effetto che ti ricordi. Sarà la vicinanza agli eventi che racconta, ma quella prima pagina completamente nera con sola la scritta bianca al centro è fissa in maniera indelebile nella tua memoria di lettore. Interrompiamo la normale programmazione per trasmettervi questo notiziario speciale. Un incipit potentissimo, per mettere in chiaro le cose. Qui non centra la continuity, qui siamo fuori dalle  grandi saghe o dai complessi intrecci dell’universo Marvel. Qui siamo catapultati nell’adesso, nell’oggi. Come non mai. Qui, dove qualcosa si è frantumato. Poi in basso a destra due piccole didascalie. Una con le coordinate e una con una voce fuori campo Segui il rumore delle sirene…

La seconda pagina è un’altra mazzata. Spider-Man che inerme osserva le macerie delle Torri Gemelle. Le mani sulla testa e una flebile e straziante esclamazione …DIO…

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Queste sono le prime pagine di un numero che è entrato, a suo modo, nella storia del fumetto americano. Un numero che si interroga sul perché di un tale gesto, di una tale ferocia, e lo fa attraverso i pensieri e gli occhi proprio di Peter Parker. I supereroi diventano semplici spettatori dell’orrore. Prendono parte ai soccorsi, danno una mano tra la polvere delle macerie, ma sono ammutoliti e inermi. Sono delle comparse che si mescolano alla gente, perché i veri eroi diventano altri. La gente comune, i pompieri, i soccorritori senza nome che si addentrano nell’oscurità senza garanzia d’uscirneEroi senza volto, senza poteri o mantelli svolazzanti. Straziante, ancora oggi a 15 anni di distanza, la sequenza con il bambino che aspetta il padre tra le macerie e la totale impotenza di Spider-Man davanti alla tragedia. Non ci sono parole, continua a ripetersi mentre stringe il bambino che piange disperato.Sembra non esserci più speranza dove La morte degli innocenti è la morte dell’innocenza.

E poi lui. Captain America. A cui è concessa una piccola apparizione che in sole 4 vignette identifica un personaggio. Statuario, iconico nel suo tormento. In una solo pagina Steve Rogers perde la sua verginità fumettistica e viene elevato da semplice eroe a stelle e strisce a simbolo.

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Amazing Spider-Man #36 è un susseguirsi domande senza risposta. Dove eravamo? come potevamo prevederlo? Come lo spiegheremo ai nostri figli? E’ la voce di una nazione colpita al cuore, che piegata su se stessa si chiede come reagire. Se da una parte c’è la paura, dall’altra c’è la voglie di rialzarsi, di dimostrarsi più forti di tutti. E’ il patriottismo americano delle bandiere sventolati nei giardini verdi delle villette schiera, che diventa rabbia. Amazing Spiderman #36 ha la forza delle cose scritte di getto dopo un lutto, e ne ha tutte le debolezze. C’è la retorica buonista dell’uomo della strada che diventa il vero eroe, che a stento copre la voglia di vendetta. Dove sangue chiama sangue. Sensazione questa che, per te, esploderà anni più tardi nella mini serie Secret Invasion dove il nemico subdolo e invasore che distrugge la certezza della quotidianità, viene sconfitto con una violenza che non appartiene al concetto di super eroe buono.

Dove cede di più fumettisticamente parlando, questo  Amazing Spiderman #36 è nella sequenza riservata ai grandi cattivi. Villian senza scrupoli, capaci di ordire piani che mettono a repentaglio milioni di persone, ora sono anche loro ammutoliti dal dolore. Dall’incapacità di comprendere. Una concessione poetica in qualche modo, che ha il suo senso all’interno di un evento del genere, ma che stride con il concetto di nemico.

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 Amazing Spiderman #36 resta per te, ad oggi, ancora qualcosa che non riesci a catalogare. Bello o brutto. Giusto o sbagliato. Nonostante i 15 anni trascorsi questo numero ti sembra ancora uno sfogo carico di rabbia e paura, e allo stesso tempo un espediente fatto proprio per esorcizzare quella paura. Un volume dove la realtà non si piega alle leggi del fumetto, ma è il fumetto che si piega alle esigenze della realtà. 22 pagine che sono lo specchio più sincero di chi ha visto il Sogno Americano frantumarsi . 22 pagine che dimostrano, ancora una volta, quanto potente e violenta può essere la nona arte.

 

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