ROUGE ONE: A Star Wars Story – La Recensione

E’ un periodo di guerra civile. Navi spaziali ribelli, dopo aver colpito una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani tecnici dell’arma decisiva dell’Impero, la Morte Nera. Rouge One: A Star Wars Story sta tutto dentro qua. Dentro quelle poche righe gialle su sfondo nero che facevano da incip al primo, mitologico, Guerre Stellari. divenuto poi (per Lucassiano sfruttamento) Star Wars Episode IV: A New Hope. Quindi, tutto qua? No. Rouge One è, come suggerisce il titolo, UNA storia di Guerre Stellari. Una storia bellissima, e che si fottano i detrattori del franchise infinito e del fan service spietato.

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Che la mia fiducia sia con te

Ora, potresti dire che tu, in tempi non sospetti, avevi già parlato benissimo di Gareth Edwards e che ti eri appuntato il suo nome sulla lavagnetta del Tienilo d’occhio, che il ragazzo ci sa fare. Certo, Godzilla non era esente da difetti, ma erano difetti più strutturali, legati alla produzione, perchè quando Godzilla doveva fare quello che deve fare un mostro gigante, il film andava che era una meraviglia. Potevi farlo, e l’hai fatto. Perché è casa tua e fai un po’ come ti pare. Tutto questo inutile preambolo per dire che, se c’era una cosa di cui ti fidavi in questo strano progetto spin-off, era proprio il regista. Uno che ha l’occhio giusto, che sa dare il ritmo frenetico all’azione e che ha la tendenza a guardare dal basso. Che sia un mostro alto 50 piani, o un incrociatore spaziale.

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Il concetto del “guardare dal basso”

Insomma, visivamente Rouge One è pazzesco. Vuoi per gli scenari e per la strana tendenza che hanno i mondi all’interno dell’universo narrativo di Star Wars, cioè quello di essere monotematici (il pianeta di lava, quello di sabbia, quello dove piove e basta). Vuoi per il tono cupo che pervade dai primi minuti l’intera pellicola e che, per un atavico legame sentimentale dovuto all’Impero Colpisce Ancora, ti ha fatto subito entrare in sintonia con la pellicola. Vuoi anche per il design generale del film, lontano della lucentezza oscena della computer grafica di Episodio I II e III, ma molto più vicino alla fantascienza sporca e retrò, marchio di fabbrica della serie. A conti fatti, se Rouge One fosse un semplice film di guerra, sarebbe un buonissimo film di guerra. Girato bene, diretto e preciso. Il problema è che bisogna fare i conti con quel A Star Wars Story. Un’eredità difficilissima da gestire.

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La cupezza

Per tre quarti del film Rouge One è un buon film dicevi. Un film che ti sballottano di pianeta in pianeta, presenta un sacco di personaggi, allunga un po’ il brodo della trama e sostanzialmente fa il suo compitino, cioè quello di intrattenere. C’è un solo piccolo problema, non c’è Star Wars. Non è Guerre Stellari. O meglio, la saga di Guerre Stellari è sullo sfondo e accade lontana. La sensazione è quella che ti stai perdendo qualcosa. Poi accade quel qualcosa. E il film esplode e ti travolge. L’ultimo quarto di film, l’ultima battaglia, gli ultimi minuti è tutto quello che volevi da un film che porta il logo di Star Wars. Ed è una goduria, una goduria pazzesca. Gareth Edwards si gioca tutto all’ultimo, mentre passa tutto il resto del film a costruire, a dare un senso. A far crescere i personaggi.

Ora, per chi non lo avesse ancora visto consiglierei di saltare le prossime righe, non tanto perchè ci sia qualche spoiler sulla storia, che tanto quella che è. E si sa dall’inizio. Ma più che altro per non rovinare la sorpresa. Io vi ho avvertiti.

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aka Beppe Grillo

La sorpresa, già mezza svelata dal trailer e dall’inquietante presenza del generale Tarkin, è il legame strettissimo, a livello cronologico con Episodio IV. Gli ultimi 10 minuti di Rouge One, a tuo avviso sono un capolavoro. Il sacrificio ultimo e disperato di un gruppo di ribelli. La lotta impari dell’Alleanza contro il mega-potere distruttivo dell’Impero. E poi lui, il villian più importante della storia del cinema. Quel Dart Vader, che compare a metà del film e sembra un fantoccio, ha nella sequenza finale un potere visivamente incredibile. La sua comparsa in scena, con la spada laser, è uno dei momenti più alti dell’intera saga di Star Wars. Non scherzi. E poi la corsa disperata per salvare i piani della Morte Nera, ancora il sacrificio di persone qualunque per arrivare a lei: la principessa Leila. Bellissimo.

5

Per te 5 su 5. No davvero, stavi impazzendo di gioa nell’ultima parte del film. Che sia chiaro, Rouge One non è esente da difetti. Come i personaggi secondari, presi singolarmente possono risultare un po’ stereotipati e poco approfonditi, o una trama lineare. Ma non conta. Uno perchè la trama quella era, e quella doveva essere, e perchè quando i personaggi fanno gruppo spaccano tutto. Che poi a pensarci bene succedo tantissime cose, a livello proprio di eventi legati all’universo di Star Wars. Forse succedono molte più cose qui dentro, che in altri capitoli. Insomma, dopo Episodio VII, che torni a ribadire a te è piaciuto tantissimo, mamma Disney piazza un altro colpaccio con questo spin-off. Certo, è fan service all’ennesima potenza. Da ad un fan quello che il fan vuole e si permette di rischiare qualcosa in più essendo, in qualche modo, slegato dalla saga principale ed auto conclusivo. O forse è anche questo lucrare sul passato glorioso e prendere in giro gli amanti della saga? No, non credi. Ti sei sentito molto più preso in giro 17 anni fa dal tipo con la camicetta da boscaiolo.

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Il tipo con la camicetta da boscaiolo

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