It’s no more Rock ‘n Roll, but I like it – I Rolling Stones a Lucca

Arrivare il giorno prima. Svegliarsi alle 8 e mezza. Imbottirsi le tasche dei giubbotti con i panini e borse della spesa come zaini. Camminare un’ora per arrivare all’area del concerto. Perdersi. Trovare aiuto in un lucchese in bici. Conoscere gente che ha l’età dei tuoi genitori. Prendere posizione e intanto aspettare l’apertura dei cancelli. Conoscere altra gente. Superare i controlli. Correre come disperati per guadagnare posto. Aspettare ore, pregando il Dio delle piccole pisciatine di lasciarti in pace. Almeno oggi. Tenere duro. Non cedere neanche un centimetro. I soliti furbi che arrivavano e passano davanti. Stare in piedi per tre ore senza un motivo, solo per il fatto che ormai sei lì. Il gruppo spalla che ci prova, ma nessuno bada. I soliti coglioni, che son lì solo per rompere i coglioni. Farsi coraggio l’un l’altra che ormai il peggio è passato. Lingua rossa su sfondo giallo. Woo woo, woo woo.

rolling-stones-lucca

Il giorno dopo del mega-concerto dei Rolling Stones a Lucca ti sei chiesto Ma perchè lo hai fatto? e l’unica risposta sensata che sei riuscito a darti è stata Perchè andava fatto. Perché quello dei Rolling Stones non è un concerto, ma un rito. Un rituale pagano per la consacrazione di quella che è a tutti gli effetti una mitologia, un simbolo vivente dell’incarnazione terrena del concetto di rock-roll. Ma di rock, nello spettacolo di Jagger e compagnia, non c’è nulla. E’ un carrozzone rumoroso e spettacolare, ma senza contenuto. Un involucro bellissimo e luccicante, ma privo di un significato. Non c’è traccia del significato di rock, non c’è una motivazione, non c’è protesta. E’ più una playlist di Spotify (con tanto di canzone scelta dal pubblico), più che un vera esibizione. E’ uno spettacolo per gli sky box da mille euro. E’ un sfavillante, enorme, specchietto per le allodole. Eppure, nonostante questo, porta con sé tutto l’incommensurabile fascino della leggenda. L’incredibile, travolgente sensazione di essere parte  di qualcosa che entrerà nella storia.

rolling-stones

Non c’è niente da fare che lasciarsi fregare. Fottersene del live nel senso stretto del termine  e farsi trascinare nel roboante gioco dei Rolling Stones. E’ tutto ad uso e consumo del pubblico, una tavola imbandita dove lasciare che i fan si strafoghino. Le mosse di Mick, le risate di Keith, le schitarrate di Ronnie e l’imperturbabilità di Charlie. Eppure tu ci vuoi credere, vuoi pensare che sia così. Che siano lì perchè si divertano, perchè non riescono a soddisfarsi. Nonostante l’età, nonostante gli evidenti acciacchi e la palese difficoltà di sostenere questa immagine.

Ti sono sembrati lucidi su quel palco, o almeno è quello che vuoi credere. Evidentemente trascinati dal smisurato ego di Jagger che non vuole cedere al tempo, e sostenuti da un gruppo di gregari (tra coristi, fiati e tastiere) che come un mulo tirano avanti la baracca, per non far sfigurare i protagonisti. Sbagliano i Rolling Stones, ma questo al pubblico non interessa. Perché sei lì per sentirti dire You can’t always get what you want, per saltare su Start me up. Sei lì per onorare la leggenda. Perché di questo vivono le leggende.

Le critiche vengono meno e perdono di significato, perchè se spendi 150 euro per vedere dei vecchietti di 70 e passa anni, sai a cosa vai incontro. E gli stessi 55 mila presenti sabato a Lucca erano quanto di più trasversale e sbagliato potresti pensare di trovare all’interno di uno stesso evento. Dal signore di 60 anni che è la terza volte che lì vede, alla 16enne con la maglietta comprata  due giorni prima da H&M. E’ tutto sbagliato, ma tutto maledettamente coerente allo scopo ultimo, cioè intrattenete.

988425

Quello che non ha funzionato, e che non ha scusanti, è l’organizzazione dell’evento. Lucca non ha lo spazio fisico per accogliere un concerto di queste dimensioni, ma non per l’afflusso di gente (in un giorno del Lucca Comics passa più del doppio di persone), ma per la mancanza di un’area idonea. Questo ha fatto si che il pubblico fosse schiacciato e imbottigliati dentro una zona troppo stretta, mal gestita e confusamente organizzata.

Sta di fatto che c’eravate. Siete sopravvissuti all’inferno che è stata la giornata del concerto dei Rolling Stones a Lucca. Porti a casa l’amara costatazione che ormai in questi mega eventi il sacrificio non viene più ripagato, e a prendersi il posto migliore non è chi è lì dalla mattina, ma chi paga di più. Ma anche questo è un segno dei tempi che cambiano, dove ormai il live è la mercificazione estrema della musica, non più la sua massima espressione. Ma anche questo è un discorso da vecchio.

group-2-large

Ma ora che è tutto finito, ora che hai assistito anche tu all’Ultimo concerto dei Rolling Stones, ora che puoi scrivere IO C’ERO con il caps lock ben schiacciato, ora ti resta solo una grande verità. Qualcosa che si è scolpito in maniera indelebile nella tua testa. Quell’introduzione. Quel paio di minuti di attesa. Quella voce. Please allow me to introduce myself  I’m a man of wealth and taste. Quel riff. Quel brivido. Quella vocina che dentro di te urla Non ci posso credere, sono loro. E tu eri lì.

Con altri 55 mila, ma poco conta.

Eri lì.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...