(Ri)Partire da lontano – La recensione di MARVEL LEGACY #1

Dopo il mezzo passo falso di Secret Empire e dopo il passo verso non hai ben capito che cosa di Generations, arriva Legacy. Un one-shot di 50 pagine che dovrebbe rimettere in carreggiata le cose, riordinare le idee e aprire la strada verso il futuro dei supertizi in tutina aderente di casa Marvel. Un rilancio che prometteva di partire dal passato, ma proprio dal passato passato.

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Che il mercato del fumetto in USA sia fondamentalmente diviso tra due grandi fazioni è cosa nota. Marvel e DC si contendono i nerd occhialuti e imbrufoliti dagli anni 60 a suon di grandi eventi, morti celebri e rilanci editoriali. E ogni volta che c’è un rilancio editoriale un vecchio lettore muore. Perché ogni rilancio è una ripartenza che non c’è, diventando invece solo una scusa per appiccicare il numero #1 su un volume e gonfiare le vendite. Quindi di solito lo slancio iniziale non porta a nulla, o quel poco di grinta iniziale si affievolisce nell’arco di un paio di numeri.

Capita a volte però che le cose vengano fatte stranamente con testa, seguendo quello che si potrebbe quasi definire un piano. Ma non un piano che miri solo a vendere di più, ma anche a dare soddisfazioni al lettore e a invogliarlo a comprare il numero successivo per interesse, e non solo per abitudine. Rebirth, nonostante la tua diffidenza iniziale, si è rivelato essere questo. Un’intelligentissima mossa editoriale che ha sparato in testa alle classifiche di vendita i volumi DC sfruttando l’acquisto impulsivo del numero #1, ma soprattutto dando alla pubblico quello che il pubblico vuole: un buon motivo.

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Così la Marvel ha in fretta e furia pulito la stanza dei giochi dopo Secret Empire, buttando lo sporco sotto il tappeto, per imbandire la tavola per la nuova festa. Certo, la sensazione generale che avevi (e che hai avuto anche durante la lettura) è che questo Legacy non sia altro che la risposta diretta, e neanche tanto velata, a Rebirth. Così più che qualcosa di nuovo, questo one-shot sembra un tema copiato in classe all’amico secchione. Risistemato, adeguato al proprio stile e vestito bene, ma pur sempre una copia. Però se vai oltre a questa sensazione Legacy ha molte frecce al suo arco. O meglio, Legacy è un arco pieno di frecce pronte ad essere lanciate.

Sostanzialmente Legacy è un mega trailer della prossima stagione. Ha come punto di sviluppo questa idea molto intrigante degli Avengers preistorici, in qualche modo custodi di un segreto che scomoda perfino i Celestiali, e attorno tutto un corollario di storie e comprimari che sembrano legati al filone principale. Speri davvero che tutto sia legato da un filo sottile, che è a mala pena tracciato da Jason Aaron in questo volume, e che tutto si concluda con un mega evento (che teoricamente non dovrebbe vedere la luce prima di 18 mesi) che colleghi in maniera esemplare tutti i puntini, un po’ come fece Hickman quando stava apparecchiando la tavola per Secret Wars. Ci speri, perchè vorrebbe dire che la Marvel ha un piano chiaro in testa su dove vuole portare tutte le sue serie, che ormai vivono un periodo di stanca che neanche qualche eccezionale ritorno dalla morte può veramente rilanciare.

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Ora, come per Rebirth, tocca a tutte le serie marchiate Legacy traghettare le storie verso la stessa direzione. Certo l’operazione è sicuramente intrigante e le basi sembrano messe giù bene. Ci sono un paio di idee veramente forti, in questo assieme di ripartenze. Speri davvero sia la strada giusta, e speri davvero anche che metta anche un po’ di ordine tra vecchie e nuove versioni dei super eroi, e soprattutto speri che finalmente ci sia un nemico degno, e non più una lotta tra buoni contro buoni. Insomma speri che la Legacy sia solo un inizio e che a lungo andare possa darti quella cosa che ultimamente ti manca nelle serie Marvel e che te le fa leggere più per abitudine, che per un vero interesse, cioè un buon motivo.

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