La forma Del Toro – La recensione di THE SHAPE OF WATER

C’è che hai un rapporto strano con Guillermo Del Toro. Nel senso che non c’è l’hai con lui, e come puoi avercela con uno con un faccione così. E’ soltanto che non hai mai capito se  il Guillermo sia veramente quel regista visionario che tutti acclamano, o  molto più semplicemente soltanto un folle, per non dire sfigato, panzone innamorato del cinema. Di un certo tipo di cinema fatto di mostri.

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Classe 1997

Ovviamente propendi per la seconda teoria, e quest’idea nessuno te la toglie dalla testa. Perché tu a Guillermo in qualche modo gli hai sempre voluto bene, perchè è sempre riuscito a darti il cinema che volevi. Lo ha fatto con Mimic e con Hellboy, ma soprattutto le fece in tempi non sospetti con Blade II, che in qualche modo potresti valutare come il vero capostipite di tutta questa invasione fumettistica al cinema. Poi il bambinone che non aveva voglia di crescere, con Il Labirinto del Fauno dimostra a tutti che sa fare anche le cose serie. E tutti lì ad acclamarlo e a premiarlo. E poi arriva Pacific Rim.

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La crisi di mezz’età

Insomma il discorso di prima è proprio questo, Del Toro piazza lì un film come Il Labirinto Del Fauno, e tutti (te compreso) già lì a decantare la maturazione artistica di un regista che bla-bla-bla e poi lui, con una nonchalance incredibile se ne esce con un filmone di robottoni che picchiano mostri giganti. E basta. Nessuna chiave di lettura, nessuna sotto traccia politica. No, solo robottoni che picchiano mostri giganti. Basta.

Ora arriva The Shape Of Water e ritorna a far man bassa di premi e recensioni positive. Poetico, visionario, incantevole mentre tu sei lì in sala che lo guardi e ancora stai cercando di capire se Del Toro è tutto questo, o è semplicemente un bambinone che gioca e si diverte a giocando.  Il perchè di questa tua fissazione non ti è chiara, quindi meglio venire al punto: La Forma Dell’Acqua è veramente il capolavoro di cui tutti parlano?

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No, almeno per te. E’ un film bellissimo, senza ombra di dubbio, ma non è il capolavoro che ti aspettavi. A livello di regia per te è il miglior film di Guillermo, nel suo essere fluido, nel suo compiacersi a citare ed autocitarsi. E’ dolce, è armonioso e sa anche essere truce e sensuale. E grazie ad una frase detta sul proprio sul finale, il film cambia di prospettiva e ti fa rivalutare molte cose. Ma per te  resta il fatto che anche così non sa essere incisivo, non affonda. Non da la stoccata finale, il colpo di grazia cattivo e spietato che ti saresti aspettato. Che tu avresti voluto da un film del genere. Un film sugli emarginati, sui dimenticati dalla società.

 

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