Game is over – La recensione di READY PLAYER ONE

Ieri sera potevi scegliere tra:

a) seguire l’istino e andare a vedere Pacific Rim – La Rivolta, un film dove il trailer sembra la videorecensione di un videogioco

b) seguire il cuore e andare a vedere l’ultimo film di Spielberg che è un videogioco

Hai seguito il cuore, ma ogni tano bisognerebbe fidarsi dell’isitinto.

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La rivoluzione secondo James Cameroon

Quando nel 2009 è uscito Avatar sembrava essere arrivata la rivoluzione copernicana al cinema. In realtà Avatar era un filmetto banale con poche idee, che è invecchiato male e che si son scordati in fretta tutti. E anche il tuo punto di rottura con James Cameroon, uno che con TerminatorAliens ha riempito la tua infanzia. Per dire. Ready Player One è più o meno la stessa cosa. Solo che le poche idee, son anche rubate.

 

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Giocare sporco, vincere facile

Ready Player One è un’orgia fastidiosa di citazionismo sfrontato senza cuore. Perché un conto è il riferimento, la strizzatina d’occhio al fan, un altra cosa è entrare con la Mastercard Platinum nel negozio dei diritti d’autore e comperare tutto quello che puoi, per poi frullarlo insieme e darlo in pasto alla gente. Una mossa puramente commerciale, un colpo basso che non ti saresti mai aspettato da Spielberg. Cioè Steven Spielberg. Culturalmente parlando per te è stato più importante lui, che Gesù Cristo!

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Ciao, sono un genio dell’informatica che in un prossimo futuro creerà un mondo virtuale pieno di riferimenti agli anni 80, epoca in cui io molto presumibilmente non ero ancora nato visto che il film è ambientato nel 2045

Ok, tu non hai letto il libro, ma non ti fidavi già quando tutti cominciarono ad elogiarlo. Questa esaltazione senza freni della cultura pop\nerd ti puzzava troppo di fregatura. E così è stato. Un citazionismo anni 80 insensato, che ruba senza pietà da ogni dove, che ti viene scaricato addosso in sequenze d’azione confuse e caotiche come il peggiore e più invasivo dei pop-up. Tutto per nascondere un film noioso, con una trama scontata, che non ha la minima intenzione di esporsi per provare a dimostrare qualcosa. Non è tutto da buttare, i primi 10 minuti sono da incorniciare. Perché sono Spielberg, in tutto e per tutto. Però poi si entra in Oasis, e tu volervi uscirne. Ma ormai avevi pagato il biglietto e pareva brutto.

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Una delusione sotto quasi tutti i punti di vista Ready Palyer One, almeno per te. Salvi lo scontro finale, ma solo per la scelta di citare alcuni personaggi (magari meno noti), invece di giocare facilissimo (come per tutto il resto del film). E poi quella granata lì ti ricorda troppo qualcosa. Certo molto probabilmente avresti dato molto meno peso a tutto, se non fosse stato per il nome del regista. Ti sei sentito quasi tradito, come preso in giro da un amico d’infanzia di cui ti sei sempre fidato. Perché anche Spielberg è finito a fare film senza cuore, buoni soltanto per la moda del momento che ora ha trovato nella cultura pop\nerd la nuova miniera da sfruttare. E allora lunga vita a Vin Diesel e ai suoi franchise fuori moda, fuori tempo massimo che se ne fregano delle mode e vanno avanti dritti per la loro strada, con le loro regole e il rispetto solo per chi le rispetta.

Sì, hai elogiato Vin Diesel parlando di Steven Spielberg.

Game Over.

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