Il tema Wes Anderson – La recensione de L’ISOLA DEI CANI

Non c’è niente da fare, Wes Anderson fa figo. O peggio fa hipster. Ma a te piace, anzi piace da prima che piacesse a tutti. Che è molto peggio. E’ due volte Hipster. Un po’ come dire Io questi gli ascoltavo quando non erano nessuno. Che poi gli Hipster esistono ancora?

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Insomma a te Wes Anderson è sempre piaciuto, anche se credi che difficilmente possa non piacere. Sei pazzo di Steve Zissou e in qualche modo è colpa sua se sei finito al Primavera Sound, per ascoltarti Sue Jorge suonare per intero i pezzi di Bowie in portoghese. Sarà la sua estetica, sarà quella bontà un po’ cinica che hanno i suoi personaggi, o quel retrogusto di favola per grandi che hanno le sue storie, ma come dicevi è difficile volergli male. Però tra la sua discreta filmografia ti eri perso per strada Fantastic Mr. Fox, o forse l’avevi snobbato in partenza per tua diffidenza. Ma quando l’hai trovato su Netflix e sei riuscito a vederlo, l’hai trovato bellissimo. Davvero bellissimo.

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L’Isola Dei Cani ha moltissimi punti in comune con Fantastic Mr. Fox. A partire dalla tecnica della stop-motion, passando per l’utilizzo di animali antropomorfi come protagonisti della vicenda (anche se qui di base i cani parlano solo come umani), per arrivare al tono della storia, che sembra molto un racconto per bambini. Almeno superficialmente. Perché sono due le cose che a te piacciono molto del modo di fare cinema di Wes Anderson, al di là dell’estetica stessa ovviamente. La prima è la velocità con cui si succedono le cose. L’azione è quasi sempre frenetica, ma mai confusa. E’ sempre tutto molto schematizzato, ma veloce. E quando si rallenta (ad esempio per i suoi classici giochi sui primi piani) è per una necessità di trama.

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L’altra cosa che ti piace molto è il cinismo di Wes Anderson. Perché sotto i lustrini della sua messa in scena, i colori accesi, le simmetrie e le musichette giuste, si nasconde un’ironia cinica e tagliante. Molto evidente nei Tenenbaum, ma presente anche nell’Isola Dei Cani. Sotto sotto per te Wes Anderson è quasi pulp e molto più sarcastico e tagliente di quello che si posso pensare.

Alla fine è difficile dare quel che potrebbe essere un voto ad un film di Wes Anderson. Le suoe opere si assomiglia tutte e di base sono tutte una variazione sul tema. Il tema Wes Aderson. Certo, lui ci mette del suo e ogni suo film regala qualche piccolo tocco di genio. Qui ad esempio, hai trovato geniale l’espediente della lingua che rende gli umani incomprensibili e tutto il gioco che si innesca sulle traduzioni, e sul fatto che lo spettatore capisce praticamente solo i cani quando parlano. Poi c’è il discorso della messa in scena, che è come sempre impeccabile, pulita e ben stirata come un abito fatto su misura. A cui va aggiunta la tecnica della stop-motion che ogni volta sembra essere arrivata al suo apice, e poi ti stupisce di nuovo lasciandoti a bocca aperta (la sequenza della preparazione del sushi e qualcosa di incredibile).

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Insomma a chi piace Wes Anderson, piacerà anche L’Isola Dei Cani. Ovvio, ma neanche tanto. In un mondo in cui i generi si mischiano e le categorie perdono di significato, un regista che sa darti un prodotto sempre uguale a se stesso,ma in continua evoluzione, è un’isola felice. Un piccolo atollo di tranquillità in cui riporre la tua fiducia di spettatore.

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