Berlusconi secondo Sorrentino – La recensione di LORO 1 e LORO 2

Nel bene o nel male (più nel male, che nel bene per te) Berlusconi è stato, e in qualche modo è, la figura cardine della politica, anzi più in generale, della vita dell’Italia degli ultimi decenni. Ovvio quindi che un personaggio così meritasse una trasposizione cinematografica. Ovvio anche che a realizzarla sia stato il regista che oggi è per noi più esportabile. Ma anche, diciamocelo sinceramente, quello più libero di fare un po’ quel cazzo gli pare. Che qua è tutto una Casa delle Libertà.

A suo tempo, quando non si poteva fare, l’aveva fatto Nanni Moretti con Il Caimano. Il suo non-film su Berlusconi che raccontava la storia di un produttore che voleva fare un film su Berlusconi. Certo, era un gran film in sé, con alcune sequenza geniali, ma era pur sempre un film di sinistra. Troppo di sinistra. Invece Paolo Sorrentino è apolitico, ma soprattutto è pop. E’ vendibile, e si sa vendere. E soprattutto vende. C’era già riuscito con Il Divo, per te un film spettacolare, a raccontare la politica italiana e a renderla pop. Nonostante le ombre che aleggiavano sul personaggio, dal film di Sorrentino Andreotti ne usciva bene, con una sua morale. Distorta certo, ma pur sempre con una sua coerenza e soprattutto con una umanità che lo rendeva fragile. Quindi degno di compassione.

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Sorrentino anche con la figura di Silvio Berlusconi gioca alla stesso modo. Lo rende goliardico e caritatevole nella prima parte, raffigurandolo come un simpatico vecchietto che se ne sta sulla sua isola deserta, mentre fuori il sistema che lui ha contribuito a mettere in piedi, sta degenerando e si sta auto-cibando si se stesso. Ma Lui è lì, vestito di bianco, richiuso nella sua villa a fare il cascamorto con la moglie cercando di riconquistarla. Fa quasi tenerezza ad un certo punto Berlusconi in Loro 1. Sembra quasi che non si meriti il male che la gente (o meglio la moglie) gli sputano addosso. Perché dopo una prima parte francamente troppo lunga, dove Sorrentino si sbrodola addosso con i suoi viaggia psichedelici da video clip, l’entrata in scena del grande B. è una pagliacciata, nel vero senso della parola. E fino alla fine dei Loro 1 Toni Servillo sembra non interpretare Silvio Berlusconi, ma un imitatore che prende in giro Silvio Berlusconi.

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Poi arriva Loro 2 e lo stacco è netto. Le vicende di alcuni personaggi che sembravano fondamentali per il proseguo della storia, vengono completamente accantonate, e anche a livello registico Sorrentino diventa quasi più didascalico. Non noioso, ma più concentrato sui fatti. Loro 2 è un one man show. E’ tutto solo su Berlusconi. Si apre un dialogo a due fantastico e in qualche modo si chiude sul confronto, sempre a due, tra Veronica e Silvio. Quello che non ti aspettavi, e che mancava in Loro 1, ma che speravi tanto ci fosse era l’affondo, la stoccata impietosa alla figura di Berlusconi. Sebbene Sorrentino non prenda una posizione chiara, non difende Berlusconi, non lo salva in qualche modo come fece con Andreotti. Lascia parlare i fatti e i personaggi. Incalza, esaspera e spinge forte sulla commedia, ma non risparmia. Certo come per Il Divo, anche Berlusconi ha una sua moralità, ma non lo giustifica. O almeno le sue posizioni non sono tali da farlo per te.

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In tutto questo c’è Sorrentino che gioca, si diverte e ogni tanto si lascia prendere troppo la mano da se stesso. Ma anche questo, nel bunga-bunga che è Loro ci sta. E allora Sorrentino camuffa i nomi, mescola i fatti e si concede libertà artistiche. Perché il suo non è biopic, una peddisequa biografia. Loro è Berlusconi, visto e immaginato da Sorrentino. Così le sequenze politicamente schierate di Moretti nelle sue mani diventano sketch comici irresistibili. Ce ne sono alcuni di veramente epici, su tutti il tentativo di comprare il giocatore brasiliano in Loro 1, e la cena con Mike in Loro 2.

Quel Loro che nella prima parte è la gente che sta nei palazzi del potere, diventa nella seconda parte Loro i comunisti senza spina dorsale. Ma che poi muta ancora di significato nella sequenza finale, come muta continuamente lo stesso Berlusconi all’interno del film, cambiando addirittura accento, passando dal barzellettiere al pedofilo, dal mecenate al capo indiscusso. Così quel Loro diventa un Noi. L’Italia stremata distrutta da un terremoto, o dalla rielezione di Berlusconi. Forse l’unica sequenza, all’interno delle 2 parti, dove Sorrentino espone la sua visione dei fatti.

5

Loro 1 e Loro 2 sono, messi assieme, una grandissima opera. Un prodotto che molto probabilmente vivrà di una seconda vita alla dipartita del Grande B, e forse allora verrà valutato per quello che è, cioè un ottimo film. Perché è un prodotto complesso Loro, su un personaggio complesso, fatto da un regista complicato. .E’ pop, è divertente, ma è anche dissacrante. Non è esente da difetti, soprattutto la prima parte che vuole fare il verso a Wolf of Wall Street, ma de noialtri. Però è funzionale al gioco d’incastri che è Loro nel suo complesso. Dove c’è un Paese marcio, che ambisce ad arrivare a Lui. Dove Lui è solo un uomo, che ostenta sicurezza e virilità, per nascondere le sue debolezze. O meglio, la sua Grande Debolezza, quella di essere solo un uomo stanco che si addormenta alle feste, ma che non vuole ammettere di essere vecchio. Logorato dal suo stesso potere e dalla smania di riaverlo per tornare a capo del Paese che lui dice di amare.

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