QuelBastardoGiallo Goes To New York

A dire il vero ci sei già stato, però quando mai ti ricapiterà l’occasione di poter citare i Frankie Goes To Hollywood? Certo, quanto ti chiameranno ad Hollywood per fare un biopic sulla tua vita. Ipotesi che per ora è abbastanza remota, ma non dar scartare. Insomma ti (che poi in realtà è un voi) sei fatto 10 giorni belli pieni a New York. L’hai girata, l’hai vissuta e forse un po’ l’hai anche capita. Ti è piaciuta tanto, forse tantissimo. Ti ha stregato, affascinato e anche sfiancato. Unica nota negativa, nessun Amichevole Uomo Ragno di quartiere svolazzante tra i palazzi. Certo, se si esclude quello con la pancetta e il marsupio ad uso e consumo dei turisti a Times Square. Quindi l’occasione era buona per riprendere in mano il blog e fare una lista dal vago sapore nerd su quello che sei risucito a fare e vedere in 10 giorni nella Grande Mela.

Che poi c’è ancora qualcuno che la chiama così?

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Prima di tutto i fumetti, ovvio. Di Comics Store a Manhattan se ne trovano un bel po’, ma quasi tutti appartengono alla catena Midtown Comics. Tu sei andato a quello di Times Square, su due piani di cui uno dedicato prevalentemente a merchandising vario. Il primo piano pieno pienissimo di qualsiasi uscita dell’ultimo mese, con prezzi comunque alti per un albo di 22 paginette. Ma lo sapevi, il singolo volume va dai 4,99 dollari ai 6,99 se è qualche edizione speciale. Anche se può sembrare strano, non ti sei fatto prendere la mano e non hai buttato via una fortuna in edizioni limitate o variant cover. Con la scusa che leggi on line i comics in contemporanea con l’uscita negli States, era tutto un già visto per te. L’unico sfizio che ti sei concesso è stato penderti il numero #50 di Batman, quello del “matrimonio”.

P.S: Il Batman di Tom King si meriterebbe un post tutto suo.

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Vicino al tuo appartamento (Brooklyn, zona Williamsburg) c’era la fumetteria Desert Island. Molto più piccola, con sede dentro ad una vecchia panetteria siciliana, ma anche molto più sincera. Gestita da un tipo che secondo te non era del tutto a posto, piena di fumetti indie e con un Superman numero #1 originale appeso dentro ad una bustina di plastica. Il prezzo? 3 comodi milioni di dollari. Qui hai trovato Kobane Calling nell’edizione in inglese, ma ti sei comprato il numero #1 della nuova serie dei Fantastici Quattro appena uscito. Numero che ti sei letto a Central Park mangiando un ghiacciolo al lime. Piccoli (grandi) sogni che si realizzano.

P.S: magari ne parliamo di questa serie e del nuovo rilancio Marvel, tra un po’ di numeri.

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Le cose più interessanti, cioè quelle per cui vale il viaggio, le trovi ai mercatini dell’usato. Numeri su numeri più o meno ben messi, sparsi un po’ ovunque tra bancarelle e negozi. Sei riuscito a portarti a casa per 2 miseri dollari il numero #1 di The Ramping Hulk, miniserie del 1977 in bianco e nero tenuto abbastanza bene. Valore di mercato? Circa 20 dollari, buon affare. Sempre nello stesso negozietto stavi per spendere altri 20 dollari per delle vecchie action figure anni 90 della WWF di Paul Bearer (con tanto di urna) e Mankind assieme ancora nella loro scatola originale. Ma non hai ceduto alla tentazione.

P.S: Si, te ne stai ancora pentendo.

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Sempre a proposito di Wrestling, proprio ieri si è tenuto al Madison Square Garden il mega evento estivo di Summerslam. E sabato c’è stato NXT Takerover 4 al Barclays Center di Brooklyn. Entrambi eventi imprescindibili per uno come te che segue la WWE, peccato che sei tornato il venerdì, e che comunque gli ultimi biglietti disponibili sia aggiravano sui 500 dollari. Quindi anche il Once in a life time è andato a farsi fottere. Sinceramente ti aspettavi la città tappezzata di poster per Summerslam, vista l’importanza dell’evento, ma hai visto più pubblicità per il concerto di Laura Pausini il 31 agosto al Radio City Hall. Speravi almeno in un mega schermo a Times Square con il faccione rassicurante di Brock Lesnar, giusto per una foto ricordo, ma niente neanche lì. C’era però The Rock. O meglio c’era Dwayne Johnson appeso ad un grattacielo nel poster di Skyscraper. Solo che il poster era grande come un palazzo. Forse se lo son dimenticati lì, visto che ormai il film non lo si trova neanche più in sala. O forse è solo un altare della città di NY all’indiscussa divinità Dwayne Johnson. Colui che tutto può.

P.S: Amen.

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A proposito di poster, in metro quelli di Ant-Man and the Wasp ( che a breve speri di riuscire a vedere) sono stati lentamente soppiantati da quelli di The Meg (che eri quasi caduto nella trappola di andare a vedere in Imax), a loro volta soppiantati da quelli di The Predator (che ha tutti i presupposti per riuscire a distruggere uno dei tuoi film più preferiti di sempre).

P.S: Predator, quello vero, quello bello, si meriterebbe un post ad honorem.

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C’era tanto Jack Ryan nella metro di NYC, la nuova serie di Amazon Prime con il faccione John Krasinsky, che a noi non dirà quasi nulla, ma negli States è uno che piace un po’ a tutti. A proposito di John, nel viaggio di andata ti sei visto il suo A Quiet Place. Ottimo horror per palati fini, intelligente e ben equilibrato anche se si lascia andare troppo nel finale. A ruota ti sei sparato The Disaster Artist di e con James Franco. Se non sapete nulla sulla storia di Tommy Wiseau e del suo The Room dovere assolutamente vederlo, anche solo per l’interpretazione di James Franco (qua si è consigliata la visione in lingua originale). La breve fuga di 3 giorni a New Orleans ti ha permesso di vedere Rampage, l’ennesimo film con The Rock dove The Rock fa cose umanamente impossibili. Ma lui può. Nel complesso filmetto inutile, messo in piedi con lo sputo, che si salva solo per la sequenza finale. Durante il ritorno invece ti sei gustato il bel Creed, il seguito ideale della saga di Rocky. Bello, ma sopratutto bravissimo Stallone che quasi ruba la scena al giovane Micheal B. Jordan. Stupende le sequenze sul ring. E finalmente hai visto Kingsman The Secret Service, ennesima trasposizione di un fumetto di Mark Millar, che assomiglia a qualsiasi altro fumetto di Mark Millar. Nel complesso carino, e come sempre ottime le sequenza d’azione quando a dirigerle c’è Matthew Vaugh.

P.S: Su British Airway la miglior pasta mangiata NY

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Alla fine di tutto tra film, fumetti e canzoni a New York è come se ci vivessi da quando hai dieci anni. Perché essere a New York è come essere dentro un film, di quelli belli con cui sei cresciuto. E lo sai meglio di tutti che, se mai fosse, gli alieni faranno saltare in aria l’Empire State Building, i fantasmi usciranno dalla National Library, i meteoriti si schianteranno sul Chrysler Building e qualche misterioso mostro gigante farà rotolare la testa di Lady Liberty.

 

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P.S: cercavi il modo di portare a casa un Chromebook a meno di 250 dollari. Ma sei tornato con un cappellino della New Era con scritto Brooklyn. Maledetto consumismo che ti fa sentire figo.

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