“Ma tu l’hai visto il Festival?” – Gioie e dolori a SANREMO 2019

C’è poco da fare, sei italiano. Siamo italiani. Puoi anche cercare di evitarlo, puoi anche non capirlo, ma alla fine il Festival ti troverà. Puoi cancellarti dai social, puoi buttare la tv e bruciare la radio, ma sei hai una vita (o anche solo qualche piccola interazione sociale) ad un certo punto qualcuno, all’improvviso, dentro ad un bar, davanti alla macchinetta del caffè a lavoro, in fila al supermercato ti attaccherà alla spalle chiedendoti “Ma tu l’hai visto il Festival?

E tu cosa risponderai?

Il Dio Delle Piccole Casualità ha fatto si che ti sei ammalato in questi giorni. Quindi, oltre a passare giornate sul divano a cercare di recuperare tutto l’arretrato di Games of Thrones per arrivare preparatissimo all’ottava stagione, la sera stanco e spossato dalla febbre hai lasciato spazio al Festival di San Remo. Che poi non è del tutto vero. Nel senso che a te il Festival piace, ma piace per i motivi sbagliati. Ti piace perchè è fatto male, disorganizzato e pieno di momenti di ironia involontaria. E’ un mastodontico carrozzone che avanza lentamente per quattro interminabili sere fatte di siparietti comici che non fanno ridere, canzoni imbarazzanti e fraintendimenti tecnici. Mentre il mondo avanza al triplo della velocità, con reality show-super spettacolari e pirotecnici, il Festival di San Remo arranca su se stesso. Insomma, una perfetta fotografia del Paese che il Festival Della Canzone Italiana vuole rappresentare.

Però devi anche ammettere che quest’anno c’era anche il fattore curiosità. La curiosità di vedere sul palco dell’Ariston, quel piccolo palco lì che incute un’enorme timore reverenziale a chiunque ci salga, gli outsiders. I gruppi\cantanti del cosiddetto Paese Reale, quelli che riempiono davvero i palazzetti e viaggiano a milioni di visualizzazioni sui social. Un’idea, l’unica vera idea, che ti è piaciuta. Anche perchè alcune facce di quelle lì hai avuto la fortuna di conoscerle, di chiamarle a suonare, di farci una bevuta assieme. Ora vedere quelle stesse facce lì, in prima serata su Rai Uno, non ti ha deluso. Non ti sei sentito tradito. Sai com’è, Ogni scarrafone è bello mamma soja.

1) Mahmood: canzone interessante, con un bel ritmo. Potrebbe funzionare bene in radio. Forse abbiamo capito la lezione degli Oscar, non deve vincere il film più bello, ma quello più politico. Politico.

2) Ultimo: perfetta esecuzione da Festival. E il pubblico dalla tua parte. Il vincitore assicurato, e invece no. Canzone che assomiglia ad altre mille di altri mille festival. Superato.

3) Il Volo: terribile. Terribili.

4) Loredana Bertè: l’ultima rocker italiana, e siam messi bene. Scongelata per fare la giovane, ma ad una certa età meglio fare Baglioni. Pop.

5) Simone Cristicchi: gli vuoi anche bene a lui, ma il piantino durante l’esibizione no. Ti prego no. E già di suo una lagna lunghissima la canzone. Mellifluo.

6) Daniele Silvestri: la canzone che ha messo d’accordo tutti, a te non ha entusiasmato particolarmente. Merita più ascolti. Inossidabile.

7) Irama: Mary dei Gemelli diversi, 17 anni dopo. Testo imbarazzante con tanto di coretti gospel fuori contesto. Fastidioso.

8) Arisa: Pollon.

9) Achille Lauro: il vero showman, la vera star. Canzone potentissima, in piena linea con i tempi di oggi, ma non scomodiamo Vasco. Il vero vincitore morale. Superstar.

10) Enrico Nigiotti: chi?

11) Boomdabash: vivi grazie alla Bertè, o viceversa. Era meglio restare a fare i video con le donnine mezze nude che sculettano. Bimbiminchia.

12) Ghemon: a te piace, ha una grande capacità di scrittura. Alterna brani mediocri a grandi pezzi. Questo non è tra i migliori però. Onesto.

13) Ex Otago: non sono tra le tue band preferite, soprattutto ora con questa svolta radiofonica. Anche qui non si tradiscono, ma molto orecchiabili. Funzionali.

14) Motta: non la sua migliore canzone, ma sa arrivare. Ha fatto la sua porca figura e ne esce con le ossa intere, soprattutto per la scelta del duetto. Prossimo nome sulla bocca di tutti. Tenebroso.

15) Francesco Renga: sempre la stessa canzone, cambia solo la posizione nel testo della parola Amore. Poi arriva il mega vocalizzo. Tedioso.

16) Paola Turci: premio eleganza. Milf.

17) The Zen Circus: i tuoi vincitori morali. Canzone potentissima, per niente sanremese. Sempre dalla parte dei perdenti. Grazie.

18) Federica Carta e Shade: Imbarazzanti.

19) Nek: vedi posizione 15.

20) Negrita: c’hanno provato, ma senza voglia. E senza aver più nulla da dire. Superflui.

21) Patty Pravo e Briga: Premio cosa mi tocca fare per vivere, ad entrambi. Predator.

22) Anna Tatangelo: vecchia dentro, fuori e intorno. Vecchia.

23) Einar: n.p.

24) Nino D’Angelo e Livio Cori: c’hanno provato a fare i Liberato della situazione, ma la canzone ad un certo punto diventa un casino e sembra che uno parli sopra all’altro. Gli è concesso l’onore dell armi. Stoici.

25) Claudio Bisio e Virginia Raffaele: impauriti dalla prima serata e tenuti con il fucile puntato alla schiena, non riescono a fare o dire niente di veramente sagace, o almeno divertente. Sprecati.

26) Claudio Baglioni: fare il Direttore Artistico non vuol dire cantare con chiunque salga sul palco, chiunque. Dittatore.
















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