Romolo Flagello di Dio – IL PRIMO RE la recensione

CONCETTO: background culturale.

ESEMPIO: “Te si indrio come a coa del mas-cio” Una frase in dialetto può far ridere su due livelli. Il primo è che ti fa ridere il dialetto, punto. Il secondo è che capisci il dialetto. Comprendi il significato della frase.

Bene, chiarito questo concetto possiamo parlare con onesta de Il Primo Re.

Chiariamo subito una cosa: Il Primo Re non è un brutto film, anzi. E’ un gran bel prodotto, tendendo conto che è una produzione completamente italiana. Ma l’attenuate del Made in Italy non è più una scusante per salvare un prodotto mediocre, non dopo quello che il cinema di genere ha sfornato in Italia negli ultimi anni. Il problema se mai è un altro, cioè che il film di Matteo Rovere vive costantemente in un pericoloso equilibrio tra una puntata fighissima di Vikings e la sensazione che tutto sia un remake di Attila Flagello di Dio. E qui torniamo al discorso del background culturale.

Sei cresciuto mangiando pane e film d’azione “americani“. Vivi tutt’oggi mangiando serie tv “americane” con investimenti che fanno impallidire Hollywood. Hai assorbito, quindi compreso, queste tipologie di prodotto. Ne conosci gli schemi, hai i assorbito codici per decodificarne le dinamiche. Quindi quando arriva un film come Il Primo Re il confronto diretto è appunto con il tuo background culturale. E questo è un problema tuo. Che diventa un problema di chi vende quel prodotto quando cerca di spacciarlo come un film che possa fare concorrenza a quelle produzioni. Ma non può. E questo è un problema di chi vende il prodotto.

Un film come Il Primo Re non può giocare in quel campionato. E non deve nemmeno farlo. L’errore, a tuo avviso, è stato quello di voler competere con qualcosa che non ci compete. La furbizia di Rovere in Veloce come il vento, era appunto quella di non voler fare i muscoli di Vin Diesel in un film di corse, ma di giocare d’astuzia con Stefano Accorsi. Per questo la sensazione finale che ti ha lasciato addosso Il Primo Re è di un prodotto che vuole fare la voce grossa, ma è un pre adolescente con i baffetti da messicano. Cioè le scene di combattimento, la violenza e la cattiveria ci sono. C’è anche una belle evoluzione nel personaggio di Remo, ma poi il meccanismo sembra incepparsi, quando dovrebbe fare il passo in più. Perché le ambientazioni, quei campi lunghi, alcune scelte di luci ricordano purtroppo un prodotto troppo italiano (cit.), che sembra girato in certi passaggi lungo una tangenziale. Ma ripeti, in gran parte è colpa tua, del tuo bagaglio culturale. In parte colpa di ha messo in piedi un trailer che sembra sembra la premier della nona stagione di Game of Thrones. Senza draghi.

3 e mezzo su 5, perchè Il Primo Re è un film che ha degli evidenti difetti, dalla scrittura alla messa in opera, ma sono piccolezze se guardate all’interno di un prodotto che ha molto coraggio, e molto cuore. Il cinema di genere in Italia ha bisogno di iniezioni di fiducia come queste, che vanno supportate. E le carenze che hai riscontrato sono più riconducili ad una delusione personale, perchè ti aspettavi un altro tipo di film. Ma qui ritorni alla frase in dialetto, che vuol dire essere indietro come la coda del maiale, cioè duro di comprendonio. Ma così non fa più ridere.

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