OSCAR 2019: i premi del politicamente corretto

Il tuo rapporto con gli Oscar ha cominciato ad incrinarsi circa vent’anni fa quando Titanic si portò a casa una roba come 11 statuette. Solo Ben-Hur prima di lui fece meglio. Ma tu avevi poco più di dieci anni e James Cameron fino a quel momento era l’uomo dietro i due film più importanti del mondo. Almeno nel lontano 1998. E invece di regine aliene e robot dal futuro, il buon James se ne esce un una lagna di quasi 3 ore, dove la parte divertente si concentra nel finale. Quando la barca affonda e la gente si lancia sulle eliche. Ripeti, era il 1998. Avevi 10 anni.

Comunque Ben-Hur non l’hai ancora visto.

Con il tempo sei cresciuto, e anche la tua passione per il cinema è cresciuta con te. Ma la tua diffidenza verso gli Oscar è rimasta. Anzi, il vanto di aver vinto qualche statuette stampato a caratteri cubitali sulla locandina di un film, su di te sortisce l’effetto contrario. Come quando un trailer parte mettendo in chiaro che qui ci sono i produttori di quell’altro film là che ha fatto un sacco di soldi. Puzza di fregatura. La solita cara diffidenza insomma.

Poi negli ultimi anni gli Oscar hanno lentamente cambiato faccia, trasformandosi da una serata di gala con attori incravattati che ringraziano le loro famiglie per averli sostenuti, a una serata di gala con attori incravattati che fanno comizi politici. E così anche i premi si sono adattati, focalizzandosi sempre meno sul prodotto, ma sempre di più sul contenuto. Passando dall’ancestrale senso di colpa dell’uomo bianco di mezza età dell’upper class verso il fratello nero figlio del schiavismo, arrivando al caso Weinstein la Notte degli Oscar è finita per premiare non più la pellicola migliore, ma quella che riesce a intercettare (volontariamente o meno) un malessere della società americana.

Così dopo anni di Oscar politici si arriva il 2019 con l’anno degli Oscar politicamente corretti. Nessuno dei favoriti dai pronostici è rimasto deluso. Tutti, in un modo o nell’altro, sono riusciti a portarsi a casa una benedetta statuetta. C’è riuscita la Marvel con Black Panther. C’è riuscito Netfilx con Roma. C’è riuscito Rami Malek con Bohemian Raspsody. C’è riuscito Spike Lee con Blackkklansman. C’è riuscita perfino Lady Gaga con Shallow. E in qualche modo c’è riuscito di nuovo Damien Chazelle con First Man. Cosi alla fine non restava che premiare come miglior film, quello che restava fuori dalla festa senza il ricordino.

Premiare tutti per non premiare veramente nessuno. Il problema è che il premio stesso perde ancora più di significato, diventando poco più di una bomboniera come ricordo della partecipazione alla serata.

E grazie a tutti.

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