THE IRISHMAN – C’era una volta…il Gangster Movie

Secondo molti critici THE IRISHMAN è un capolavoro. “È Scorsese che si confronta con vecchiaia, lasciti e mortalità”. Premetti che loro lo fanno di lavoro, tu scrivi cose su un blog. Differenza sottile, ma enorme.

E premetti anche che tu vuoi bene a Scorsese, molto bene.

Per questo ti dispiace ammettere, con buona pace del vecchio caro Martin, che (a discapito delle sue parole) questo sua ultima opera ha molto (forse troppo) in comune più con un Marvel Movie, che con un Gangster Movie.

Premetti anche un’altra (promesso l’ultima) cosa. Da The Irishman ti aspettavi un C’era una volta il West con al posto dei cow-boy con le pistole, degli italo-americani che gesticolano. Ti aspettavi, da un regista famoso per i suoi film sui mafiosi, una specie di ultimo grande capolavoro. Il fantomatico canto del cigno di un genere cinematografico che a Scorsese ha dato tanto, e a cui Scorsese ha dato tanto. Quello che fu, appunto, il film di Sergio Leone per lo spaghetti-western.

Invece ti sei trovato davanti ad un’opera mastodontica nella sua durata, ma senza carisma. Senza nulla da dire. Un film che si nasconde dietro la tecnica del digital de aging, per raccontare una successione di eventi storici e nomi che alla fine non fanno altro incastrarsi e sovrastarsi per le oltre 3 ore del film. E’ questa la vera delusione da parte tua di The Irishman, perchè viene proprio da quel regista che ha criticato i film Marvel in quanto fatti per soddisfare una specifica serie di richieste, progettati per essere variazioni su un numero limitato di temi. Ma la sensazione che The Irishman purtroppo ti ha lasciato addosso alla fine dei 209 minuti della pellicola, è proprio questa: uno stereotipo dei film sugli italo-americani mafiosi. I personaggi coinvolti (protagonisti compresi) non hanno spessore, gli attori sovrastano i ruoli che interpretando diventando a loro volta un stereotipo dei ruoli che gli hanno resi immortali e tutto sembra accadere e basta.

Non me ne voglia Netflix, ma credi che il problema di The Irishman risieda proprio nella totale libertà concessa a Scorsese. Secondo te si sente la mancanza di una direzione, di qualcuno che metta in fila le idee e ponga paletti ad un progetto già costosissimo sulla carta, e in qualche modo fuori target. Ma purtroppo Netflix ora ha bisogno di guadagnare credibilità nel mondo del cinema, e quel rispetto passa anche (e soprattutto) attraverso nomi si spessore come quelli di Martin Scorsese.

A cui vuoi comunque ancora tanto bene. A lui, a Netflix e alle sue enormi ciglia nerissime.

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