DYLAN DOG 399, DYLAN DOG 400 – La fine del CICLO DELLA METEORA e la nuova ALBA NERA

Hai atteso, hai aspettato. Hai cercato anche di anticipare i tempi, ma non ce l’hai fatta. Alla fine è arrivato. L’hai letto. Dylan Dog 400. La fine di tutto? L’Apocalisse? O solo un trucco di magia per distogliere l’attenzione?

IL CICLO DELLA METEORA è stata un’idea intrigante, abbastanza furba da riuscire a tenere comunque alto l’interesse di chi leggeva. Quindi, a suo modo, fare quello per cui era stato messo in piedi: incuriosire. Oltre a questo però, gran poco. La sotto trama che si dipanava per i 12 numeri che portavano al 400, era abbastanza flebile, fatta di collegamenti un po’ forzati buoni per condire la storia. Ma niente di troppo vincolante. Un’escamotage insomma, per mascherare delle “classiche storie dell’Indagatore dell’Incubo” in “capitoli del ciclo della meteora“. Trucchetto di magia. Poco male, l’editoria USA è piena di questi espedienti, e ben venga che anche in Italia si provi a dare una continuità (anche se leggera) ad un prodotto vincolato da anni ad una serialità alla Signora Fletcher

Il numero 399 OGGI SPOSI è quello della rottura, e quello che sicuramente vorrai rileggere meglio. E’ tutto il Recchioni che ti aspetti, e che volevi trovare, shakerato in un unico numero. Ma agitato forte però. Ne esce così un cocktail dal gusto strano, che lavora su più livelli, che batte in testa e stordisce, e lascia un sapore strano in bocca. E’ l’apoteosi dissacrante della gestione di Recchioni che si diverte a demolire il personaggio di Dylan Dog, il mondo di Dylan Dog, i lettori di Dylan Dog. Un racconto sospeso, che fluttua. Tra serietà e derisione. Un pregio, anzi due sono chiari. Chiude molte trame (in maniera frettolosa) rimaste aperte nel dimenticatoio. E soprattutto libera Dylan da Groucho. Fa male, ma è la verità, e se c’era una cosa che volevi da questo CICLO DELLA METEORA era proprio questo. E poi bang.

Il numero 400 E ORA, L’APOCALISSE subito spiazza. Ti costringe a tornare indietro per vedere se ti sei perso qualcosa. Ma non ti sei perso nulla, perchè non c’è nulla da perdere. Poi ti affascina, con le tavole di Stano su cui viaggia la sceneggiatura onirica e fuori misura di Recchioni. Cosa che gli riesce sempre benissimo quello di essere sopra le righe. Poi sorprende, con la svolta finale. Nel confronto tra Dylan e il suo creatore. C’è qualcosa di mistico. Come se fossi tu (lettore) contro il tuo Scalvi (creatore). Esagera forse troppo nel suo essere autoreferenziale, quasi metareferenziale. Trasformandosi in alcuni passaggi in qualcosa di incomprensibile, ma proprio per questo dannatemene intrigante come solo le cose assurde (o geniali) sanno essere.

E quindi?

Quindi per Dylan Dog, dopo IL CICLO DELLA METEORA, dopo il numero 399 e il 400 si chiude un arco narrativo cominciato (o meglio abbozzato) con il numero 337, SPAZIO PROFONDO. Il primo, al tempo strano, numero della gestione di Recchioni. Che oggi, alla luce di tutto quello che è successo, prende un significato diverso. Un peso diverso. Forse non si chiude un arco, ma un periodo storico. Fondamentalmente Recchioni sembra voler chiudere completamente con il passato. Senza schifare e rovinare l’eredità di Scalvi, ma uccidendone (metaforicamente, ma neanche) il suo simbolismo. C’è molto coraggio in questa operazione, soprattutto tenendo conto che si sta parlando di uno dei nomi (Dylan Dog) più importanti e conosciuti del fumetto italiano. Soprattutto se a farlo è LA casa editrice italiana di fumetti per antonomasia (la Bonelli), che molto probabilmente poteva starsene tranquilla sulla sua isoletta a vendere ristampe deluxe delle vecchie storie dell’Indagatore dell’Incubo. Soprattutto se a metterci la faccia è uno dei personaggi (Roberto Recchioni) più controversi del fumetto italiano.

Non un finale canonico, che prorpio per questo avrà deluso molti, ma te ne esci soddisfatto. Curioso per quello che sarà il numero 401, quello dell’effettiva ripartenza. Curiosi di capire da cosa si riparte e da chi si riparte. Speri in un rilancio vero, senza sconti alla vecchia guardia, un po’ come lo è stata la sua fine. E anche se sulla carta ci sono tutti presupposti per un remake italiano di One More Day, confidi nella saggezza di chi ti ha traghettato fin qui.

Benvenuta ALBA NERA

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