1917 di Sam Mendes – Mucche, cadaveri e buoni sentimenti

La prima mezz’ora (circa) di 1917 è qualcosa di straordinario. Per immersività, tensione e brutalità ti ha ricordato tantissimo lo sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan. Si insomma, parliamo di una delle sequenza di guerra più belle (e famose) di tutti i tempi. Purtroppo però andando avanti c’è un piccolo particolare che a te ha rovinano l’intera visione del film. E’ come se mi avessi preparato la pizza migliore del mondo, sistemato gli ingredienti in maniera perfetta, per bilanciare i gusti sia visivamente che sensorialmente. E poi ci butti sopra una otto cucchiai di zucchero.

1917_film_2019

Un problema che molto probabilmente è solo tuo (come fu per The Revenant), cioè l’estrema bontà di cuore dei protagonisti. Che sembra essere anche il motivo per cui sopravvivono a tutto e compiono scelte alle volte discutibili e stupide (vedi la scena dell’aereo). Purtroppo il tuo cervello non riesce a concepire che degli uomini di quell’epoca, inseriti in un contesto di violenza, disagio e sopraffazione riescano a far vincere i buoni sentimenti. No, per te non ha senso.

Sam Mendes costruisce in maniera impeccabile un mondo desolato e desolante. Devastato dalla brutalità della guerra. Dai suoi orrori. Che non risparmia nemmeno le mucche. Cosparso di cadaveri e macerie. Ma il buono resta buono dentro. E non ce l’hai con la rappresentazione del tedesco cattivo e senza cuore. Ci sta. Perché ci devono essere anche i cattivi, perchè la Storia (quella con la S maiuscola) la scrivono i vincitori e perchè ‘sto politicamente corretto a tutti costi ha sinceramente rotto le palle.

Certo, poco male. Perché per il resto il lavoro di regia e montaggio e qualcosa di incredibile. Non riesci nemmeno a capire come sia tecnicamente stato possibile realizzare sequenze di una tale complessità e impatto visivo. E’ vero anche che la soluzione del piano sequenza continuo comincia a scricchiolare dopo un po’. Se nella prima parte aiuta a montare in maniera quasi incessate la sensazione di ansia (dettata dall’incedere inarrestabile del tempo), nella seconda parte diventa quasi un peso narrativo con cui scontrarsi con una certa sospensione dell’incredulità (da parte dello spettatore) geograficamente e temporalmente parlando.

Tecnicamente incredibile 1917 di Sam Mendes. Da vedere in sala assolutamente. A livello di regia magistrale, con un eterno piano sequenza che ruota attorno ai protagonisti, che si infila alle loro spalle per poi buttarti addosso campi lunghi e sequenza d’azione maestose e imponenti.

Bello, ma non ci vivrei insomma. E nel campionato de Il Miglior Film di Guerra di Tutti i Tempi, mi dispiace caro Sam, ma il vecchio Nolan ti stacca di brutto.

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