LOCKDOWN – Episodio 17

ROSSO

Le mie mani sulla faccia. Le lascio scivolare lentamente verso il basso.


I polpastrelli solcano la pelle del volto. La segnano con il sangue del Nero.
Come se mi stessi togliendo una maschera. E allo stesso tempo è come se mi dipingersi il volto. Qual è la mia vera faccia?
Attorno a me le cose succedono. Rosa scappa spaventata da me. Il Giallo la aggredisce. Le loro urla mi riportano indietro. Mi riportano qui. A questa stanza. A le mie dita continuano a scendere. Cosa si nasconde sotto questa pelle?
Rosa spinge via il Giallo con un calcio. Scivola con il piede sul sangue del Nero che imbratta il pavimento. Cade, sbattendo con violenza la testa. Sviene. Anche il Giallo cade, dall’altra parte. Picchia con la tempia sullo spigolo di una sedia. Il suo coltello, cade con lui, roteando nel vuoto e gli si pianta in gola. Muore.
Ora ci sono solo io e il silenzio. Come all’inizio. Ma non sono più nudo. Sono qualcuno. Sono un nome. Sono l’idea che qualcuno ha di me. Un concetto. Come lo siamo tutti. Siamo la rappresentazione che gli altri hanno di noi.
Noi siamo tutti…
Forse il Giallo aveva ragione. Non c’è posto per noi fuori, perché nessuno ci sta aspettando. Perchè noi siamo nessuno per gli altri. Siamo veri solo qui dentro perchè non ci arrendiamo a morire. Mentre là fuori ci siamo arresi a vivere.
Un rantolo. Rosa si muove a carponi verso la grata. Stordita, lenta. Il volto tumefatto dalla caduta. “No” la voce mi si strozza in gola “Non farlo”
Le sue dita strattonano la grata. Vuole scappare. “Non farlo” mi avvicino a lei. “Loro non ci vogliono” non mi ascolta. “Dimenticali” la prendo per la caviglia. “I tuoi amici, la tua famiglia” oppone resistenza.
“Lasciali andare” la tiro a me con forza e con lei anche la grata che viene divelta dal muro.
Piange distesa sul pavimento dandomi la schiena. Sento i suoi singhiozzi disperati. Le accarezzo i capelli. La vorrei abbracciare.
“Fidati di me” le sussurro all’orecchio “Andrà tutto bene”
“Fanculo!” urla lei e mi scaraventa in mezzo agli occhi la grata.

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