Forse il miglior libro di Stephen King, quasi sicuramente il peggior film di Stephen King

Comunque ricordati di santificare le feste, come è giusto che sia.

Quindi, visto che era Halloween hai recuperato su Netflix PET SEMATARY, ma non quello nuovo del 2019. No, no, proprio quello vecchio del 1989. Quello, per intenderci, con il trailer che praticamente svela l’intera trama del film. Un passo avanti alla recensione NO SPOILER.

Sarà che il libro l’hai finito da poco quindi è bello fresco nella tua testa, sarà che è comunque un horror che ha ormai più di 30 anni, ma PET SEMATARY classe 1989 è proprio un brutto film. Non è brutto solo visivamente, che ok, ci sta. Non è più un ragazzino questo Cimitero Vivente, e con i suoi 31 anni non può certo reggere il confronto con le produzioni e (soprattutto) con il gusto del pubblico di oggi. iIl problema è che in questo film sono brutti i personaggi, come vengono gestiti, le loro interazioni e le loro interpretazioni. Ne esce così una strana commistione tra una puntata di Centro Vetrine e un film anni 90 in seconda serata si Notte Horror su italia.

Sembra quasi che che sceneggiatore, regista e produttore si siano seduti ad un tavolo, con le loro tisane calde e le Macine da inzuppare, e abbiamo letto il libro assieme sottolineando solo parti che gli piacevano di più. Altrimenti non ti sai spiegare perché l’intero film sembra dare per scontato il fatto che tu abbia letto libro, così non deve perdere troppo tempo a star lì a spiegare le cose. Tanto tutti vogliono il gatto zombie.

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Il problema è che tra gli sceneggiatori, per la prima volta nella sua carriera, è accreditato proprio lui, Stephen King. L’altro grosso problema è che questo è molto probabilmente il suo miglior libro, o almeno quello che rappresenta in maniera più diretta e chiara quello che King è e fa su carta. Certo, nella tua personale classifica IT resta il migliore e sebbene siano due opere dello stesso autore, sono due cose per te diverse. Dove IT è quasi un’esperienza, PET SEMATARY resta solo un ottimo libro. Quando IT è scritto sotto abuso di sostanze stupefacenti, PET SEMATARY anche, ma un filino meno.

Stranamente PET SEMATARY (a differenza della mini serie di IT) non è mai finito nel mucchio dei film horror visti da te bimbetto decenne e, da un certo punto di vista, meglio così. Altrimenti il rischio era quello che saresti finito per evitare qualsiasi altro libro di Stephen King.

E no, non lo chiami Il Maestro dell’Horror perchè ti da fastidio come definizione.

Severo, ma giusto.

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